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Integratori: tutta la verità

Sanihelp.it – Sentiamo spesso parlare di integratori alimentari: tavolette, capsule, polveri o liquidi da aggiungere all’usuale alimentazione per sopperire alla mancanza di micronutrienti (vitamine e sali minerali).  
Si tratta di preparati molto utili, ma gli esperti mettono in guardia dal rischio di abuso o di consumo improprio.
Spesso, infatti, si ricorre a un integratore con troppa disinvoltura, a causa magari di una transitoria sensazione di stanchezza o di un presunto disequilibrio nella propria alimentazione.  
 
Vediamo di capirci qualcosa di più. Innanzitutto i nutrizionisti affermano che una razione giornaliera di 2000 kcal, se opportunamente variata, contiene tutti i nutrienti necessari a soddisfare i bisogni giornalieri di un individuo sano che svolge una attività fisica e lavorativa moderata.  
 
Tuttavia, spesso si riscontrano casi di carenze vitaminiche, dovute a cause diverse: esclusione di alcuni alimenti, scorretta cottura dei cibi, tabù alimentari, mancanza di denti, disturbi gastrointestinali, diete ipocaloriche o terapie farmacologiche.  
 
Ma stabilire se si è carenti o meno di un determinato nutriente non è facile: infatti non per tutti i micronutrienti gli esperti sono in grado di stabilire valori precisi di fabbisogno per classi di età e di peso. La determinazione di eventuali carenze può scaturire solo dalla singola valutazione clinica. 
 
Di certo c’è un aumento del fabbisogno in particolari stati fisiologici quali la gravidanza, l’allattamento e la crescita: in questi casi è consigliabile un aumentato apporto di vitamine, meglio se con opportune scelte alimentari.  
Inoltre per vitamine come la K e alcune del gruppo B il fabbisogno è in larga parte soddisfatto dalla flora batterica intestinale. La riduzione di quest’ultima (ad esempio per una terapia antibiotica), porta a stati di avitaminosi solo se non si segue una dieta appropriata. Anche la perdita di vitamine con il sudore è trascurabile.  
 
Per le vitamine liposolubili è difficile osservare un deficit, data la loro diffusione negli alimenti. Semmai il problema è contrario: la vitamina D, introdotta in quantità superiori alle capacità di accumulo del fegato, può dare segni di intossicazione quali una ridotta funzionalità renale.  
Al contrario, per le vitamine idrosolubili dosaggi superiori al fabbisogno vengono escreti con le urine: sono quindi prive di fondamento le raccomandazioni di megadosi di vitamine per chi fa sport.  
Il consumo eccessivo di vitamine dovrebbe essere scoraggiato perché a concentrazioni molto elevate si osservano effetti farmacologici molto diversi da quelli attesi. 
 
Per quanto riguarda la stabilità delle vitamine, non esistono dati a sostegno della perdita per effetto della cottura degli alimenti: le perdite dovute ai tradizionali metodi di preparazione raramente superano il 50%. E poi le perdite di vitamine cotte sono largamente compensate da ortaggi, verdura e frutta freschi.  
 
Concludendo: gli integratori sono un valido strumento in mano al nutrizionista per la correzione di quelle carenze nutrizionali diagnosticabili con precisione, ma altrettanto importante è la prevenzione, da attuare mediante campagne di educazione alimentare oppure con interventi mirati di fortificazione degli alimenti.


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