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Una diagnosi per il Dr House

Sanihelp.it – Cosa succede se a guardare il Dr. House non è uno spettatore qualunque, ma chi svolge il suo lavoro nella vita reale? Abbiamo cercato di scoprirlo con Marco Parodi, medico internista dell’azienda ospedaliera San Paolo di Milano che si dichiara un appassionato spettatore della serie, ma con una premessa fondamentale: «Il Dr. House mi piace perchè lo vivo come spettacolo, ma non parliamo di medicina: si tratta di una finzione, seppur ben costruita, che usa l’ambiente ospedaliero e le emozioni tipiche dei reparti per costruire gialli avvincenti alla Sherlock Holmes. Per questo non condivido molto le accuse di disinformazione mosse da alcuni colleghi: lo scopo della serie non è quello di fare cultura medica».


Una precisazione doverosa, in tempi di malasanità vera o presunta. «Non è escluso che qualcuno segua il Dr House per ricavarne delle nozioni o per fare confronti con la propria esperienza personale, ma è un errore da non fare – mette in guardia Parodi – Le diagnosi finali sono tutte vere, io stesso dopo aver visto alcuni episodi sono andato a controllare e ho riscontrato casi clinici analoghi. Però tutto il resto è inimmaginabile nella realtà e ovviamente non mi trova d’accordo. Il Dr House apre la pancia subito, senza camice… noi invece abbiamo protocolli precisi da rispettare, teniamo in gran conto il rapporto con il paziente, dobbiamo saper valutare i costi in relazione ai benefici. E lavoriamo in equipe».

Eppure, nonostante questo (o forse proprio per questo) Gregory House piace, e tanto. Secondo lei perchè? «Senza dubbio perchè è affascinante, e poi forse anche per una sorta di legge del contrappasso: anche lui è malato, anche lui soffre, ha una forte dipendenza dagli antidolorifici. Il suo arto paralizzato è dovuto proprio a un errore diagnostico… così gli spettatori lo sentono più vicino, ben diverso dal medico in giacca e cravatta».

In effetti, da E.R. in poi, il crescente successo delle serie tv ambientate in corsia ha generato un avvicinamento medico-paziente impensabile fino a qualche decina di anni fa… «Questo è certamente un bene – commenta l’internista – perfino i miei figli hanno capito realmente che lavoro faccio solo dopo aver visto alcune serie televisive! Scherzi a parte, credo che il successo delle fiction a sfondo medico sia lo specchio della centralità crescente della sanità nelle nostre vite. La gente vuole star bene, vuole risolvere i propri problemi di salute, le risorse sanitarie hanno un peso sempre maggiore nel prodotto interno lordo delle nazioni. Mi auguro solo che nessun giovane decida di fare il medico solo per emulare il Dr House!». 
Nonostante l’indubbio fascino di House, non si può non concordare.

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