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Mutilazioni genitali: 3 milioni di donne a rischio ogni anno

Sanihelp.it – Esprimendo il loro impegno per l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili – definite anche recisioni genitali femminili e mutilazioni/recisioni genitali femminili – 10 agenzie delle Nazioni Unite si impegnano a sostenere i governi, le comunità locali, le donne e le ragazze ad abbandonare questa pratica nell’arco di una generazione, con l’obiettivo di ottenerne in molti Paesi una riduzione rilevante entro il 2015, anno per cui si è stabilito il conseguimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.


Si stima che tra i 100 e i 140 milioni di donne e ragazze abbiano subito mutilazioni genitali femminili e che 3 milioni di ragazze rischino ogni anno di essere sottoposte a questa pratica.
Sebbene decenni di lavoro da parte delle comunità locali, dei governi, delle organizzazioni nazionali e internazionali abbiano contribuito alla riduzione dell’incidenza delle mutilazioni genitali femminili in molte aree, la pratica rimane ampiamente diffusa, come un modo per esaltare la verginità delle ragazze e aumentarne le possibilità di matrimonio controllando la loro sessualità. 

La mutilazione genitale femminile viola il diritto delle donne e delle ragazze alla salute, alla protezione e della vita stessa, dal momento che la pratica risulta a volte mortale.
Mentre un’eccessiva perdita di sangue e lo shock sono alcune delle conseguenze immediate, gli effetti sulla salute a lungo termine possono includere dolore cronico, infezioni e traumi. Recenti studi mostrano che le donne che hanno subito mutilazioni genitali femminili hanno un più alto rischio di parto cesareo, una degenza più lunga ed emorragie post-partum. Per i loro bambini si riscontrano più alti tassi di mortalità durante e immediatamente dopo la nascita.

L’aspetto più preoccupante è la diffusione della pratica negli ospedali, dove le mutilazioni vengono eseguite da personale medico. L’opinione che le forme più lievi eseguite da personale medico specializzato siano più sicure è comunemente condivisa nei Paesi in cui le mutilazioni genitali femminili sono largamente praticate. Ma tale circostanza non dovrebbe mai essere considerata un’opzione percorribile.

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FonteUnicef

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