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Infarto: cade il limite di operare entro un’ora

Sanihelp.it – Uno studio del dottor Giuseppe Tarantini, della Divisione di Cardiologia della Clinica Cardiologica di Padova, pubblicato su European Heart Journal, dimostra la relatività del limite di un’ora, posto dalle linee guida internazionali, per l’intervento di angioplastica in caso di infarto miocardico acuto.


Esistono due possibilità per intervenire in caso di infarto miocardico acuto: la terapia riperfusiva con farmaco, detta trombolisi, o la terapia meccanica tramite utilizzo di palloncino e stent, detta angioplastica primaria. Nonostante l’angioplastica offra al paziente benefici maggiori, sul territorio nazionale meno del 20-30% dei pazienti viene trattato con tale procedura, sia per l’esigua disponibilità dei centri, sia per problemi di logistica.

Le linee guida internazionali infatti prevedono che si debba trasferire il paziente presso un altro ospedale dove si possa eseguire l’angioplastica primaria entro un’ora, per evitare il rischio di ulteriori complicazioni. È per tale ragione che spesso si è forzati a optare per la trombolisi.

Lo studio ha analizzato i dati di mortalità a 30 giorni dei pazienti trattati con i due differenti metodi e ha dimostrato che il limite di un’ora non è assoluto: la soluzione di intervento più adatta e il tempo disponibile per intervenire sul singolo paziente vanno valutati in base al livello di rischio clinico del paziente infartuato. Per esempio, un paziente ad alto rischio andrebbe sottoposto ad angioplastica primaria, anche se ciò significa trasferirlo da un ospedale a un altro e intervenire con un ritardo superiore a un’ora. Un paziente a basso rischio, invece, non necessita di angioplastica se questa prevede ritardi significativi dovuti a un trasferimento interospedaliero, e può essere trattato con trombolisi, in quanto la probabilità di fallimento della stessa è più basso.

I risultati ottenuti sono importanti per ottimizzazione le risorse sanitarie, superare i ritardi terapeutici e avere una miglior cura del paziente. Gli operatori del 118 potrebbero infatti essere in grado di operare già una prima stratificazione del rischio, per attivare immediatamente i percorsi prestabiliti di trattamento del paziente con infarto miocardico acuto.

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