Sanihelp.it – I portatori del gene di rischio Fat-mass and Obesity-associated hanno una probabilità di morte più elevata del 42% rispetto a quelli che ne sono privi: ecco il risultato di uno studio pubblicato sul Nephrology Dialysis Transplantation nel dicembre del 2012.
Il Fat-mass and Obesity-associated gene (FTO) è un gene che negli ultimi anni ha ricevuto grande attenzione perché direttamente correlato con l’obesità. Questo gene, infatti, è altamente polimorfico e alcune delle sue varianti predispongono a un aumento della massa corporea, come dimostrato in un recente studio americano in cui alcune varianti di questo gene sono state associate a tre caratteri antropometrici, ovvero l'indice di massa corporea, il rapporto vita/fianchi e la circonferenza vita.
Lo studio ha il merito di aver dimostrato che questo polimorfismo ha effetti avversi sulla sopravvivenza dei malati renali. Questo dato è il risultato di un'osservazione trovata in tre popolazioni indipendenti di pazienti con malattia renale cronica o in dialisi. In tutte queste popolazioni essa è risultata fortemente significativa.
Altre varianti del gene FTO sono state associate al diabete mellito e all’ipertensione arteriosa che sono noti fattori di rischio di malattia renale e di complicanze cardiovascolari. Una variante di questo gene, inoltre, contribuisce a spiegare il rischio di morte nei pazienti con malattia renale cronica e nei pazienti in dialisi.
Uno studio uscito sul numero di dicembre 2012 della rivista CJASN dimostra che un'attività fisica continua e costante riduce significativamente la mortalità di pazienti sottoposti a dialisi. Lo studio dimostra che i soggetti dializzati che hanno praticato attività fisica moderata per almeno 50 minuti tre volte alla settimana hanno una significativa riduzione del rischio di morte.
Lo studio predice che ogni aumento di 10 minuti dell’attività fisica riduce del 12% il rischio di mortalità. Partendo da questo studio la SIN propone di fare un grande trial su soggetti non solo con insufficienza renale in trattamento dialitico, ma anche nella fase avanzata dell’insufficienza renale e nei soggetti portatori di trapianto del rene. Rimane da stabilire, su un adeguato numero di soggetti, quando e in che range l’attività fisica può essere considerata un vero e proprio farmaco per i pazienti nefropatici.