Sanihelp.it – Il riconoscimento e l’applicazione delle cure palliative in Italia si trovano in un momento di stallo: non esiste a tutt’oggi una legge nazionale unitaria che regoli l’uso di queste terapie e la distribuzione nazionale delle strutture dedicate (gli hospice) è molto disomogenea, con notevoli differenze tra Nord, Centro e Sud.
Ogni anno in Italia ci sono 250.000 malati terminali, di cui 160.000 oncologici e 90.000 affetti da altre patologie cardiache, respiratorie, neurologiche, che dovrebbero avere diritto a un’assistenza di fine vita in hospice, o a domicilio con personale qualificato. Solo il 40% dei malati oncologici attualmente ha accesso a un programma di cure palliative ma, purtroppo, solo meno dell’1% dei non oncologici. Tutti gli altri vengono assistiti in maniera estemporanea e discontinua. In sintesi, solo 4 pazienti su 10 riescono ad avere il sostegno delle cure palliative.
Per quanto riguarda il consumo medio di farmaci oppioidi, secondo i dati pubblicati dalla EAPC (Associazione Europea di Cure Palliative) l’Italia è all’ultimo posto in Europa.
Gli hospice attivi attualmente in Italia sono 147, per un totale di oltre 1.200 posti letto.
243 era l’obiettivo da raggiungere entro il 2011 sulla base di quanto dichiarato dalle Regioni, fino a raggiungere un tasso medio di 0,43 posti letto ogni 10.000 residenti. Ma i dati oggi a disposizione indicano che la situazione è in notevole ritardo: la messa in funzione degli hospice, tranne poche eccezioni, è ben lontana dal raggiungimento dall’obiettivo intermedio che le stesse regioni hanno dichiarato dovesse essere raggiunto per la fine del 2008.
Questo ritardo è ancora più grave se pensiamo che sono passati 10 anni dalla Legge 39, che ha finanziato le regioni per la realizzazione degli hospice: oggi le strutture funzionanti sono meno del 60% di quelle previste e finanziate dalla legge.
Un altro importante aspetto è quello relativo alla formazione del personale operante negli hospice. Come si sa, manca in Italia un percorso specifico di formazione professionale in Medicina Palliativa. A oggi si contano circa 3.000 operatori (tra medici, infermieri, psicologi, fisioterapisti, operatori di supporto e volontari), che avrebbero dovuto essere formati prima di operare negli hospice attivati negli ultimi sette anni.
Ma il progetto sulla costituzione di una rete di cure palliative è nato prevedendo, oltre agli hospice, anche un’assistenza domiciliare integrata su tutto il territorio nazionale e vari servizi complementari. Purtroppo in molte regioni d’Italia questo tipo di assistenza è gravemente carente o del tutto assente: solo il 15% degli hospice fa parte di una unità di cure palliative che fornisce anche cure domiciliari, ambulatoriali e di ospedalizzazione diurna, e quasi il 60% non prevede l’erogazione di alcuna forma di assistenza domiciliare.
150 milioni di Euro sono stati messi a disposizione dalla Finanziaria 2008 per l’implementazione della rete delle cure palliative, ma non è noto quanti ne siano stati a oggi utilizzati dalle regioni.
Molto ancora c’è dunque da lavorare per raggiungere la piena realizzazione di una Rete Nazionale di Cure Pallative: parità di accesso alle cure, estensione della rete degli hospice su tutta l’Italia e presa in carico totale del paziente con malattia in fase avanzata.
Ci si augura che la nuova Commissione Ministeriale sulla terapia del dolore e le cure palliative possa riproporre e ottenere almeno parte degli obiettivi che la Precedente Commissione aveva presentato nel Documento Tecnico del gennaio 2008. Intanto, è prevista proprio in questi mesi dal governo la definizione e l’approvazione dei nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e l’inclusione al loro interno di specifici interventi di cure palliative, sia al domicilio sia in hospice.