Sanihelp.it – Studi recenti hanno messo in evidenza l’importanza di una corretta alimentazione in gravidanza non solo per l’effetto a breve termine sul neonato (corretto sviluppo del feto, buon esito della gravidanza, peso ottimale alla nascita, ecc.), ma anche per le conseguenze di lunga durata sulla sua salute da adulto.
Alimentarsi bene vuol dire seguire una dieta sana, varia e completa, che non escluda nessun alimento e che eviti gli eccessi. L’introito calorico deve aumentare, perché in gravidanza il fabbisogno di energia sale, per via dell’accrescimento sia dei tessuti materni (utero, tessuto adiposo, mucose genitali, mammella), sia di quelli placentari e fetali. Ma senza esagerare: una donna in attesa dovrebbe assumere circa 200-300 chilocalorie in più al giorno, arrivando alle 2.500-2.800 totali.
Per assicurare al proprio bimbo tutto ciò che gli serve per crescere sano, senza tuttavia compromettere linea e salute, valgono quattro regole generali:
1. fare pasti piccoli ma più frequenti dei tre usuali, alleggerendo soprattutto il pranzo serale
2. limitare i cibi non facilmente digeribili come i fritti
3. bere molta acqua e mangiare frutta e verdura per facilitare il transito intestinale
4. ridurre bevande gassate, caffè e tè per evitare l’acidità di stomaco.
L’incremento di peso ideale durante i nove mesi varia a seconda dello stato fisico precedente, il cosiddetto Indice di Massa Corporea o Body Mass Index (BMI), calcolato dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza espressa in metri.
Per le donne normopeso, che hanno cioè un BMI compreso tra 19,8 e 26, l’aumento di peso ideale è di 11-16 chili; per quelle sottopeso (BMI inferiore a 19,8) di 12-18 chili, mentre quelle che hanno un indice superiore a 26 non dovrebbero ingrassare più di 11,5 chilogrammi.