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Gli anni ’30

Storia della moda

Sanihelp.it – Si contendono la moda francese Coco Chanel e Elsa Schiaparelli. Mentre la prima abbandona lo stile austero e severo degli anni ’20 in virtù di una semplicità sartoriale arricchita da gioielli veri e falsi, in un mix di ispirazioni classiche, medievali, bizantine, indiane, la seconda incarna una creatività anticonformista unica nel suo genere.


L’incorreggibile Schiap, e la sua stravaganza raffinata, corrono su un filone diretto tra moda e arte, affondando le proprie ispirazioni nella corrente Surrealista.
Diventano celebri le collaborazioni con Jean Cocteau e Salvator Dalì: il tailleur dalle labbra patchwork, o quello con le tasche a cassetti sporgenti, l’abito con l’aragosta indossato da Wallis Simpson o con gli strappi, la mantella in Rhodophane trasparente, tutti gli effetti trompe-l’oeil e gli accessori stravaganti.

Dal cappello a scarpa rossa, i bottoni a forma di trapezisti, cavalli, liquerizie, farfalle, i guanti con le unghie dorate, le cerniere in plastica colorata, le borse di velluto nero a forma di telefono, fino al suo rosa shocking, sono solo alcune delle più bizzarre creazioni.
Dedicate a donne forti, ironiche ed estroverse, pronte a giocare con la propria femminilità.

In risposta alla depressione economica del periodo, i tessuti naturali vengono affiancati da quelli sintetici, come il Pvc, il Rayon, il Lastex, la viscosa, il lanital, il nylon, di costo inferiore e meno preziosi.
Si adattano perfettamente alle esigenze della nuova società, che ama abbronzarsi, fare sport, frequentare saloni di bellezza, ma soprattutto una comodità all’ordine del giorno.

Un’altra personalità emergente che apporta novità nel sistema moda fu quella di una nota sarta francese, Madleine Vionnet, che rivoluzionò l’abito attraverso l’applicazione di una geometria sartoriale di chiara ispirazione classica: l’uso costante di diagonali, quadrati, rettangoli, spirali produsse creazioni impeccabili, focalizzate in particolare sulla tecnica dello sbieco, che miravano a un unico ideale di bellezza, armonia e perfezione.
Di sua invenzione anche il Copyright, che identificava solo le opere originali grazie all’etichetta firmata e cucita su ogni capo.

In America invece, il clima spensierato del dopoguerra si allontanò lentamente, soprattutto dopo il crollo di Wall Street nel ’29.
Mentre la ricchezza si concentrava nelle mani di pochi, veniva lasciato il posto a uno strumento di comunicazione straordinario: il cinema.
Hollywood privilegiava un’ideale femminile tenace, indipendente, dotato di fascino e glamour, pronto a sfoggiare armi di seduzione fatali, in totale contrasto al ruolo tradizionalista e materno della donna europea, chiusa nei regimi dittatoriali nazifascisti.

Le dive americane come Gloria Swanson, Marlene Dietrich, Greta Garbo, Joan Crawford, incarnarono bellezze diverse e stili di vita da sogno. Jean Harlow, irresistibile musa dai capelli biondo platino, seduce con celestiali abiti da sera in raso e satin, Katharine Hepburn veste la modernità attraverso cardigan, maglioni oversize, pantaloni in lino.


La Dietrich, la femme fatale per eccellenza, predilige abiti dal taglio maschile ma molto sensuali: tailleur strizzati in vita, gioielli vistosi, colli di volpe sulle spalle, capelli ondulati e labbra rosso fuoco. Gli abiti da sera rivelano un mood dal sapore romantico: lunghi e sofisticati, dalla vita ben segnata e fianchi drappeggiati, hanno la schiena nuda, adornata da una pioggia di fili di perle e stole in volpe, chiffon o velluto. A prova di sensualità.

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