Sanihelp.it – Non solo si polemizza sulla liceità dell’ordinanza del Ministero e sulla validità del protocollo ma adesso si è inserito anche l’Osservatorio Romano che ha deciso di ritornare sulla questione etica dell’aborto.
I toni della polemica tra le parti dunque sono cambiati. Prima c’era di mezzo, a detta del ministero ma non dell’Ospedale Sant’Anna, la sicurezza ospedaliera delle donne. Ora, dopo l’intervento del giornale del vaticano, si parla del riavvio della sperimentazione come un «atto di libertà l’uccidere il più indifeso degli innocenti».
Cerchiamo prima di tutto di ricapitolare la situazione: dopo l’avvio della sperimentazione (effettuati 25 aborti farmacologici) il 21 settembre un’ordinanza del ministero della salute firmata da Francesco Storace ha bloccato la sperimentazione. Ricordiamo che si tratta di una sperimentazione pilota perché il farmaco non è ancora approvato in Italia, a differenza di altri Paesi europei come la Francia, la Gran Bretagna e la Svezia dove la pratica clinica è stata introdotta da oltre un decennio.
Il direttivo dell’ospedale Sant’Anna ha quindi modificato il protocollo e ha chiesto parere al comitato etico del Piemonte. Ricevuta risposta positiva ora verrà notificato il tutto al Ministero e la sperimentazione dovrebbe riprendere già lunedì prossimo.
Tutto risolto dunque? Neanche per sogno. O meglio, la sperimentazione ripartirà ma visto che a livello tecnico non si riesce a fermarla allora c’è chi pensa di spostare tutto sul piano etico.
È chiaro che sto parlando della Chiesa, (italiana, visto che in altri paesi il problema non sussiste), che attraverso uno dei suoi organi di informazione più rappresentativi, l’Osservatore romano appunto, ha fatto partire un’accusa alla scienza intera definendo la ripresa delle sperimentazioni «un atto contro la vita, ancora una volta la scienza viene messa al servizio della morte».
«Si vuole che l’aborto» prosegue il giornale della Santa Sede, «diventi sempre più facile contraccezione, la più tragicamente efficace: si è ormai arrivati ad un tale oscuramento delle coscienze da ritenere atto di libertà l'uccidere il più indifeso degli innocenti. Un atto di libertà massimo quanto un omicidio, perché di omicidio vero e proprio si tratta, diventa estremamente facile».
Mi sembra chiaro come il problema per il nostro Clero sia l’aborto, del resto questa posizione era già manifesta nella campagna referendaria sulla fecondazione assistita. Solitamente su Sanihelp.it evitiamo di fare commenti di questo tipo, però se il nostro motto è «Aiuta la tua salute» non posso esimermi dal denunciarvi un attacco a un diritto che va oltre la fede.
La scienza può commettere errori e per questo ci sono organi che dovrebbero vigilare sul suo operato. Nel caso specifico ministero, nella sua funzione di controllore, ha preteso un protocollo più rigido. Ma come si può definire una tecnica utilizzata già in molti paesi e da molti anni, «un atto contro la vita?».
Personalmente non me lo riesco a spiegare, credo che l’aborto farmacologico può solo migliorare il vissuto di una donna che resta comunque traumatico. Se tutto viene fatto in sicurezza dove sta il problema?