Sanihelp.it – Come la letteratura specialistica ha evidenziato da tempo, il bambino è in grado di percepire fin dai primi mesi di vita gli aspetti emotivi della comunicazione: se la madre accenna a un sorriso, il bambino le risponde con un energico movimento delle braccia, agita le gambine, emette vocalizzi…
Ma cosa succede quando la comunicazione viene interrotta o alterata? All’ IRCCS E. Medea – Associazione La Nostra Famiglia di Bosisio Parini, in collaborazione con la Harward Medical School di Boston, è stata valutata la reazione emozionale di bambini molto piccoli (3 – 6 mesi) nel corso di una situazione in cui la madre simula un blackout comunicativo.
La procedura di osservazione (paradigma still-face), vuole produrre una condizione controllata di stress relazionale che permetta di verificare la capacità del bambino di adattarsi alla non-comunicazione materna. I risultati indicano che i bambini reagiscono al volto inespressivo della madre con un incremento dell’emozionalità negativa e una riduzione del coinvolgimento sociale positivo (aumento dello scanning visivo, incremento dell’agitazione, richiesta di essere preso in braccio, pianto).
Il disagio sperimentato nella fase di still-face può trascinarsi nella terza fase (reunion): il bambino è diviso tra il desiderio di riprendere a interagire con la madre e il peso dell’affetto negativo che ha sperimentato.
Gli esperti che hanno condotto lo studio sottolineano che è importante che a seguito dell’interruzione della comunicazione tra madre e bambino vi sia la capacità e la possibilità di mettere in atto dei processi di riparazione. Infatti, le interazioni tra mamma e bambino che avvengono dopo un blackout comunicativo sono occasioni importanti di apprendimento socio-emozionale. Inoltre le modalità di recupero dell’interruzione della comunicazione sono gli aspetti che renderanno unica la relazione tra madre e bambino.