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Broncoaspirazione a domicilio? La parola al Ministro Turco

Sanihelp.it – L’Associazione Viva la Vita, che si occupa di assistenza domiciliare ai malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) – con il sostegno dell’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (Aipo) e della Federazione Nazionale Collegi Infermieri professionali, Assistenti sanitari, Vigilatrici d’infanzia (Ipasvi) – si appella al Ministro della salute Livia Turco affinché approvi un decreto sull’aspirazione endotracheale che consenta al personale non sanitario, previa formazione, di compiere questa pratica in assenza di personale medico o infermieristico.
La SLA è una malattia rara – ma che in Italia conta circa 5.000 casi – che paralizza progressivamente tutta la muscolatura costringendo all’immobilità, fino all’impossibilità a nutrirsi e respirare autonomamente tanto da dover ricorrere ad apparecchiature elettromedicali per sopravvivere. Nelle fasi più avanzate della malattia – se si accetta l’intervento invasivo – si effettua la tracheostomia per continuare a respirare e si rende necessaria l’aspirazione delle secrezioni bronchiali ogni volta che se ne manifesta il bisogno. 
Si tratta di una pratica che la legge italiana riserva al personale sanitario: medici e infermieri. La gente comune, principalmente familiari e badanti, la pratica da 7 a 20 volte al giorno. Così facendo sopperiscono alla mancanza di un vuoto legislativo che attende di essere colmato. In Francia, da circa 10 anni, si è scelto di formare il personale che si occupa a domicilio di questi malati e di autorizzarlo a effettuare la broncoaspirazione in assenza di personale sanitario. È questo modello che dovrebbe essere introdotto anche in Italia. Naturalmente è fondamentale che si preveda la necessità di un’attenta formazione del personale addetto alla broncoaspirazione, per garantire interventi appropriati sui malati.


Attualmente le ASL, per garantire la pratica delle aspirazioni a un paziente, dovrebbero fornirgli un infermiere 24 ore su 24, arrivando a spendere circa 200.000 euro annui per ogni malato.

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