Sanihelp.it – Il loro nome richiama subito il sapore delle cose di una volta, delle usanze contadine ormai scomparse. Eppure i frutti dimenticati sono ancora tra noi, anzi: grazie al lavoro di chi non intende smarrire questo patrimonio, stanno guadagnandosi lentamente un posto nell’attualità, almeno nutrizionalmente parlando.
Ma cosa sono, esattamente, questi frutti dimenticati? Si tratta in sostanza di produzioni frutticole nostrane, coltivate negli orti o nei giardini di casa, fuori dalle logiche del mercato e delle attività produttive.
Nomi come l’azzeruolo o la mela cotogna, un tempo fonte di sostentamento quotidiano delle famiglie italiane, ma oggi tanto sconosciuti da rischiare l’estinzione. E con essa il perdersi non solo di tradizioni culturali e culinarie, ma anche di sapori, profumi e straordinarie qualità nutrizionali.
Questi frutti, infatti, crescendo spontaneamente fornivano ai contadini esattamente ciò che occorreva, ad esempio aiutando a combattere meglio il freddo dell’inverno grazie al loro potere calorico. Ma fornivano anche vitamine, antiossidanti e sali minerali preziosi e totalmente naturali: i veri antesignani del biologico in costante crescita.
Recuperare e riscoprire i frutti dimenticati, oggi, è ancora possibile, grazie anche ad iniziative come quella della Festa dei frutti dimenticati di Casola Valsenio (Ra): una festa che li ripropone all’attenzione di turisti, visitatori e studiosi, ma anche uno dei principali presidi che nel nostro Paese stanno crescendo in difesa di una categoria alimentare antica, ma insieme straordinariamente attuale