Sanihelp.it – La recente bufera mediatica scatenatasi sul latte crudo ha causato ingenti perdite agli allevatori che avevano investito su questo nuovo prodotto, creando un ingiustificato allarme e un diffuso disorientamento tra i consumatori. Il punto sulla situazione è stato fatto da ricercatori, nutrizionisti, produttori in un convegno dal titolo Latte: la cruda verità. Il latte crudo, i suoi vantaggi, i suoi pericoli, organizzato da Slow Food Italia e dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
A seguito dei casi di tossinfezione oggetto delle cronache, il 10 dicembre 2008 il Ministero della Salute ha emesso un’ordinanza che introduce l’obbligo di riportare sugli appositi distributori la dicitura da consumarsi solo dopo bollitura. Tuttavia le statistiche dimostrano che non ci sono state variazioni nella casistica di SEU (Sindrome emolitico-uremica), una malattia molto rara causata da tossinfezioni di Escherichia Coli, da quando si sono diffusi in Italia gli erogatori di latte crudo.
«Il latte crudo è un un alimento integro e vivo che contiene elementi nutrizionali fondamentali per l’alimentazione umana a tutte le età», ha dichiarato Giorgio Calabrese, docente di Nutrizione Umana presso l’Università di Torino e consulente del Ministero della Salute. «L’atto di spillare il latte crudo da un distributore – continua Cinzia Scaffidi, direttore del Centro Studi Slow Food – è la sintesi perfetta del buono, pulito e giusto: questo latte ha proprietà nutritive superiori a quelle del prodotto pastorizzato ed è più gradevole al palato; percorre pochi chilometri per giungere al consumatore e non produce rifiuti in packaging; infine, la filiera diretta consente una politica di prezzo più rispettosa del lavoro degli allevatori».
Una goccia di latte contiene tutti gli elementi nutrizionali necessari all’alimentazione in un equilibrio perfetto quanto precario. Per questo il latte deve subire il minor numero possibile di trattamenti e alterazioni. Il latte prodotto in una stalla sana, in cui si rispettano tutte le norme igieniche, filtrato, refrigerato a 4° e mantenuto in stato di blanda agitazione conserva inalterate le proprie caratteristiche.
I primi distributori di latte crudo sono nati in Lombardia nel 2004 dalla volontà di alcuni produttori. Già alla fine di quell’anno una circolare della Regione Lombardia fissava rigidi livelli di sicurezza igienico-sanitaria. Da quelle prime esperienze, gli erogatori di latte crudo si sono diffusi in tutta Italia e oggi se ne contano oltre 1.100. «L’esperienza lombarda – afferma Roberta Lodi, responsabile della sede di Milano del CNR – ISPA (Istituto di Scienze delle Produzioni Animali) – ha permesso di costruire le regole per una gestione sanitaria del latte crudo: l’allevatore garantisce che la sua stalla è sana, grazie anche agli strumenti per ridurre il rischio di proliferazione di elementi patogeni forniti da veterinari e tecnici del latte; il consumatore, infine, conserva correttamente il prodotto prelevato dall’erogatore».
Intanto in Francia si punta sulla sicurezza assoluta per i consumatori di latte crudo e la responsabilizzazione dei produttori. Sulla base di questo, già nel 1999 è stata realizzata una guida delle buone pratiche, ripresa poi nel 2006 con il cosiddetto pacchetto igiene.