Sanihelp.it – Al pari di altre forme di energia cui siamo esposti, i suoni sono collegati con benefici e rischi che dipendono dalla dose. È infatti dimostrato che mentre la musica può esplicare effetti benefici sia nell’età evolutiva del bambino che nell’adulto, l’esposizione prolungata a suoni di alto livello può indurre gravi danni sia uditivi che extrauditivi.
L’ipoacusia indotta dal rumore industriale rappresenta, secondo dati INAIL, la patologia professionale più diffusa in Italia. Nelle realtà urbane odierne infatti l’inquinamento acustico ha raggiunto livelli allarmanti e, al di là del fastidio soggettivo che questa esposizione può causare, è importante sottolineare i gravi effetti che essa può determinare sulla salute del cittadino.
Mentre un tempo l’ascolto della musica avveniva con maggior sporadicità, prevalentemente in casa, in macchina o in discoteca, oggi il rischio di esposizione prolungata a musica di intensità elevata è molto più frequente, soprattutto nei giovani, grazie alla diffusione di riproduttori di musica portatili che, a causa del loro minimo ingombro e dell’ottima qualità del suono, spingono chi li utilizza a farne uso anche per molte ore al giorno.
Per comprendere bene i meccanismi che stanno alla base dell’esposizione alle onde sonore bisogna definire in maniera esaustiva il concetto di dose in campo acustico: «Il rumore altro non è che una progressione di onde sonore ed è caratterizzato da un insieme di suoni a varia frequenza e intensità che si possono misurare – spiega il professor Giuseppe Scielzo, Responsabile Controllo Radiazioni ASO CTO Torino – La misurazione del rumore si può effettuare con un fonometro, strumento che traduce la pressione dell’aria in un segnale elettrico, il quale verrà rielaborato e convertito in un valore in Db-deciBell».
Per esempio: <30 dB equivale a sussurri e fruscio di foglie, 30 – 65 dB a TV ad alto volume, rumore di fondo in centri urbani, 60 – 85 dB a strada trafficata, locali rumorosi, auto a forte velocità, 80 – 115 dB a discoteca, treno o concerti rock. Ecco, quasi la metà della popolazione europea è esposta ogni giorno a un livello di pressione sonora superiore ai 55 dB(A).
Se si superano i 65 dB-A, possono manifestarsi i primi disturbi di tipo psichico, aumentando ulteriormente la dose i disturbi possono diventare addirittura psicosomatici. Il nostro livello di attenzione diminuisce in ambiente molto rumoroso; il rumore provoca inoltre un allentamento delle capacità decisionali fino a veri blocchi, particolarmente pericolosi quando occorra fronteggiare situazioni di emergenza.
Esistono quindi pericolosi effetti extrauditivi del rumore: insonnia, facile irritabilità, diminuzione della capacità di concentrazione sino a giungere a una sindrome ansioso-depressiva, aumento della pressione arteriosa, difficoltà digestiva, gastriti o ulcere, alterazioni tiroidee, disturbi mestruali, ecc.
Ma non tutti i rumori intensi sono ugualmente pericolosi per le nostre orecchie. «La scomposizione del rumore nelle varie frequenze che lo costituiscono permette di identificare quali siano i singoli suoni che ne contribuiscono maggiormente alla dannosità – spiega ancora Scielzo – I ciclomotori, per esempio, sono una grave causa di danno acustico, non tanto per l’intensità quanto per la frequenza del suono emesso. A parità di intensità, infatti, il rumore di un autoarticolato di 8.000-9.000 cc di cilindrata costituisce per l’orecchio umano un danno di gran lunga inferiore rispetto a quello derivante da un’esposizione al fracasso di un piccolo ciclomotore da appena 50cc».