Sanihelp.it – Fino a oggi era l’esame più sicuro (anche se spesso molto fastidioso) per estrarre cellule direttamente dal fegato era la biopsia epatica. Oggi esiste un’alternativa rappresentata da FibroTest, che con un semplice prelievo di sangue consente di diagnosticare con precisione il danno epatico.
Il FibroTest è stato validato da un recente studio multicentrico internazionale pubblicato nella rivista scientifica Hepatology. Condotto su più di 2.000 pazienti con epatite C in nove centri europei e statunitensi, gli autori hanno osservato che con questo test non invasivo si siano evitate biopsie nel 46,5% e nell’81,5% rispettivamente in presenza di fibrosi e di cirrosi.
L’approccio, che gli autori dello studio chiamano Safe Biopsy, permette di ridurre il numero di biopsie epatiche e, insieme al FibroTest, consente di definire lo stadio della fibrosi epatica.
La biopsia epatica, ancora considerata lo standard di valutazione della malattia epatica, non può essere eseguita troppo frequentemente per le complicazioni soprattutto emorragiche nei pazienti che già presentano una patologia avanzata.
La fibrosi epatica è il primo segno del danno cronico del fegato ed è provocata principalmente da infezione con virus dell’epatite B o C (il 3% della popolazione italiana), oppure da malattie metaboliche o dall’eccessivo consumo di alcol. Il processo di riparazione di questo danno è rappresentato proprio dalla fibrosi, una cicatrice che sostituendo nel corso degli anni le cellule epatiche evolve in cirrosi e, in rari casi, in epatocarcinoma.
In Italia sono 58.000 i casi di cirrosi diagnosticati ogni anno e il carcinoma epatico, che spesso ne deriva, è causa di morte nel 3% della popolazione.
Il FibroTest è disponibile a pagamento su richiesta dello specialista in laboratori analisi in tutto il territorio nazionale.