Sanihelp.it – Soltanto l’allattamento al seno esclusivo (senza aggiunte di latte artificiale) e ben scandito in termini di orario (ogni tre, quattro ore) inibisce la fertilità e può essere considerato un metodo contraccettivo sicuro.
Nel caso invece l’allattamento sia incompleto o misto, è necessario prendere in considerazione sistemi alternativi, confrontandosi con le figure di riferimento, il ginecologo o l’ostetrica. Non sempre il metodo utilizzato prima della gravidanza, infatti, può essere considerato ancora valido, per diverse ragioni, inoltre sono cambiati lo stato di salute, le esigenze e i ritmi della donna.
È una scelta importante che non va rimandata, perché il timore di una nuova gravidanza può costituire un freno non soltanto nella relazione con il partner, ma anche nel recupero del proprio equilibrio psicofisico.
È opportuno, dunque, che già nell’ambito dei corsi di preparazione alla maternità, ma soprattutto alla prima visita dopo il parto, la donna si informi sulle varie opzioni contraccettive disponibili: naturale, ormonale, meccanica e di barriera, avendo chiari i vantaggi e gli svantaggi di ciascuna e la compatibilità con l’allattamento.
I metodi naturali (basati sulla rilevazione di parametri come la temperatura corporea, il muco cervicale, ecc.) non sono sempre attendibili nel corso dell’allattamento al seno.
La scelta può dunque ricadere sul preservativo, che spesso però viene rifiutato perché fastidioso per la donna che ha appena partorito, o sulla minipillola, un tipo di pillola contraccettiva studiata appositamente per le neomamme che allattano.
Si tratta di una pillola che contiene solo progestinici (senza estrogeni) ed è del tutto sicura per il bambino, perché non interferisce sulla qualità e quantità del latte materno e sulla crescita del neonato. Però non è esente da effetti collaterali (perdite ematiche e assenza del ciclo mestruale).