Sanihelp.it – I nove mesi della gravidanza sono uno sforzo spesso fatale per un cuore malato, ma troppe morti non sono giustificabili. È l’allarme lanciato dalla Società Europea di Cardiologia nel corso del Congresso annuale a Parigi, dove sono stati presentati i risultati del registro appositamente attivato su questo tema.
I tassi di decesso sono 100 volte più alti del normale nelle madri e 10 volte più elevati nei feti. Tra le ragioni di questa crescita, l’età della madre sempre più avanzata, inoltre il fatto che le donne, come la popolazione generale, sono sempre più obese, ipertese e diabetiche.
Le patologie cardiovascolari non sono una controindicazione assoluta alla gravidanza, tranne in pochi casi, come quando vi siano scompenso cardiaco o ipertensione polmonare severa. È però importante che la donna malata venga seguita secondo protocolli personalizzati, con una stretta collaborazione fra ginecologo e cardiologo.
Periodi particolarmente delicati sono quelli tra la 28a e la 34a settimana, durante il travaglio e immediatamente dopo il parto, quando il cuore è sottoposto al massimo sovraccarico fisiologico. Ma non è detto che si debba necessariamente ricorrere al cesareo, specificano gli esperti, la via naturale quando possibile è sempre preferibile.
È molto utile però ricorrere a un’analgesia epidurale che allevi lo stress materno. Attenzione anche al post partum: le future mamme cardiopatiche non devono essere considerate fuori pericolo e per diverse settimane vanno tenute sotto controllo da un cardiologo.