Sanihelp.it – La maggior parte dei cittadini ha grandi aspettative nei confronti delle neuroscienze, soprattutto a livello terapeutico: il 71,6% degli italiani ritiene che possano individuare una cura per malattie come il morbo di Alzheimer o il morbo di Parkinson. Più di sei su dieci confidano che con queste ricerche si possa comprendere lo sviluppo del linguaggio umano.
D’altra parte, la maggioranza degli italiani attribuisce alle neuroscienze un campo d’azione molto ristretto. Solo due su 10 ritengono che esse possano trattare in modo rilevante dipendenze comportamentali come alcolismo e tossicodipendenza. Ancora inferiore (appena uno su 10) la quota di italiani secondo cui le neuroscienze dovrebbero occuparsi di fenomeni come tristezza e infelicità, innamoramento e affettività, coscienza.
Gran parte degli italiani, soprattutto donne, considera la psicologia la disciplina più adatta a indagare quasi tutte le suddette questioni. Sono questi i nuovi dati dell’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società di Observa, presentati a Venezia in occasione della Seventh World Conference on The Future of Science.
Le attese verso le neuroscienze aumentano con la crescita di istruzione, alfabetismo scientifico ed esposizione alla scienza nei media: oltre tre su quattro tra i più istruiti e competenti si aspettano notevoli conseguenze terapeutiche.
Secondo Massimiano Bucchi, professore di Scienza Tecnologia e Società all’Università di Trento e fra i relatori della Seventh World Conference on The Future of Science, «la percezione collettiva delle neuroscienze vive una dicotomia: alle rilevanti aspettative sul piano pratico fa da contraltare un debole orientamento a riconoscervi un interlocutore capace di affrontare le grandi questioni».