Sanihelp.it – Le bacche di maqui contengono un’alta concentrazione di polifenoli e antocianine (10 g per chilogrammo). Le ricerche scientifiche indicano questo frutto come un vero e proprio concentrato di sostante antiossidanti, al primo posto della classifica ORAC (il sistema più attendibile per misurare le capacità di un alimento di assorbire i radicali dell’ossigeno). Il maqui sembrerebbe possedere elevate proprietà salutari con effetti antinfiammatori, antiossidanti, antinvecchiamento e di inibizione naturale delle COX-2.
Nel maqui sono presenti numerosi pigmenti (leggi polifenoli): 3-glucoside, 3,5-diglucoside, 3-sambubioside e 3-sambubioside-5-glucoside delle delfinidine e delle cianidine. A prevalere sono le delfinidine 3-sambubioside-5-glucoside che rappresentano il 34% delle antocianine totali del frutto. Il contenuto medio di antocianine è di 130 mg/100 g di frutto fresco. E negli estratti ottenuti dalla bacca rappresentano addirittura il 70% del totale degli antociani presenti. Peculiarità uniche, che non si riscontrano in nessun altro frutto di bosco e rendono il maqui davvero prezioso per la salute ed il benessere.
Ma quali sono i vantaggi delle antocianine (ed in particolare delle delfinidine) rispetto agli altri polifenoli? Lo abbiamo chiesto al professor Giovanni Scapagnini, medico e neuroscenziato, docente di Biochimica Clinica presso l’Università degli Studi del Molise: «Dal punto di vista biochimico, la loro caratteristica è legata al fatto che – al contrario di molte sostanze polifenoliche – sono idrosolubili e pertanto molto assorbibili. Questo fa sì che siano molto disponibili rispetto ad altri polifenoli».
In natura, poi, sono riconoscibili perché solitamente sono colorate: sono molecole molto reattive agli sbalzi di pH e modificano la loro struttura chimica, cambiando colore a seconda dell’ambiente. Sono sostanze dotate di una notevole azione antiossidante e negli ultimi anni vari studi hanno suggerito una forte relazione tra il contenuto di antocianine nella dieta e gli effetti protettivi rispetto a molte malattie, come ad esempio quelle cardiovascolari. In riferimento alla particolare efficacia del maqui sottolinea il professore: «È vero che questo frutto è ricco di antociani, ma al tempo stesso contiene centinaia di specie diverse di polifenoli. Dev’essere chiaro che queste molecole agiscono tutte insieme in modo sinergico; non bisogna immaginare un singolo polifenolo, ma un intero complesso che ha caratteristiche veramente uniche».
Il professor Barry Sears, biochimico americano e ricercatore del MIT, che negli ultimi anni ha incentrato le sue ricerche sulle proprietà dei polifenoli, ha focalizzato la sua attenzione soprattutto sul maqui. «Ci sono più di quattromila polifenoli noti. Una sottoclasse è data dalle delfinidine. Dagli studi, sembra che queste abbiano la migliore capacità, tra tutti i polifenoli, di agire sul NF-kB e di attivare l’AMPK. La fonte più ricca di delfinidine è la bacca del maqui. Ecco perché la sto studiando a fondo» ha dichiarato il professore americano durante una recente intervista.