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Parkinson: in sperimentazione la prima cura con le staminali

Sanihelp.it – Oggi, per la malattia di Parkinson, si profilano nuove soluzioni terapeutiche legate all’utilizzo delle cellule staminali. E proprio dal nostro Paese è partita la prima sperimentazione, autorizzata dall’Istituto Superiore di Sanità e supportata dalla Fondazione Grigioni, che prevede l’impiego delle cellule staminali mesenchimali autologhe (provenienti dallo stesso malato che le riceve) per il trattamento di un parkinsonismo chiamato paralisi sopranucleare progressiva (PSP), una rara forma di parkinsonismo grave per la quale attualmente non esiste alternativa terapeutica.


La PSP provoca una degenerazione delle cellule nervose che fanno parte dei circuiti che regolano i movimenti (le vie extrapiramidali): i malati presentano quindi principalmente lentezza nei movimenti (bradicinesia), rigidità e compromissione dei riflessi che permettono di mantenere l’equilibrio. 

La PSP rappresenta meno del 3% dei parkinsonismi: ha una prevalenza di circa 8-9 casi per 100.000 abitanti e un’incidenza di 3 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. Si tratta di una malattia particolarmente aggressiva: nel giro di 5 anni dall’esordio in genere il malato è costretto alla sedia a rotelle. 

Lo studio ha recentemente preso il via con una prima fase che prevede il coinvolgimento di 5 malati, che verranno trattati e monitorati per valutare eventuali effetti collaterali.

Seguirà a breve una seconda fase in doppio cieco, in cui saranno reclutati 20 individui che verranno suddivisi in due gruppi e alternativamente trattati per sei mesi con le staminali e altri sei mesi con placebo. La terapia si basa sull’introduzione di queste cellule nell’organismo attraverso un catetere introdotto nell’arteria femorale e spinto fino alle arterie che portano al cervello. 

Questa sperimentazione apre nuove prospettive in termini di possibilità di trattamento di tutte le malattie neurodegenerative. Ciò anche con l’obiettivo di frenare un certo turismo sanitario, che coinvolge individui affetti da parkinsonismi che si recano all’estero per sottoporsi a infusioni con cellule staminali di dubbia provenienza. Tali procedimenti si rivelano nella maggior parte dei casi non efficaci ed espongono i malati a rischi importanti, quali infezioni o encefalopatie.

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