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L’aspirina nel declino cognitivo

Sanihelp.itL’acido acetilsalicilico  (aspirina) assunto ogni giorno da migliaia di persone per il rischio cardiovascolare potrebbe contemporaneamente anche ridurre il rischio di declino cognitivo: lo sostiene uno studio condotto presso l’università di Goteborg e pubblicato sulla rivista British Medical Journal.


Gli autori dello studio hanno seguito 700 donne di età compresa fra i 70 e i 92 anni: 600 di loro erano ad alto rischio cardiovascolare. 130 di queste donne assumevano l’aspirina ad inizio studio, mentre circa altre 100 per altri motivi assumevano farmaci antinfiammatori non steroidei come l’ibuprofene.
Dopo 5 anni si è visto che le donne in trattamento quotidiano con acido acetilsalicilico rispondevano meglio ad alcuni test cognitivi, e da più tempo erano in cura con acido acetilsalicilico migliori erano i risultati del test; dallo studio, però, non è stato possibile affermare che l’assunzione quotidiana di acido acetilsalicilico evitasse la comparsa della demenza vera e propria.

Secondo gli autori dello studio l’acido acetilsalicilico a basse dosi può esplicare un’attività neuroprotettiva nelle donne anziane ad alto rischio cardiovascolare, forse perché migliora il flusso ematico cerebrale.
Servono studi ulteriori su questo argomento e sicuramente con un periodo di follow-up più lungo poiché al momento non si può consigliare l’aspirina per rallentare il declino cognitivo, anche perché questo farmaco può essere molto pericoloso soprattutto nei pazienti con ulcere allo stomaco

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