Sanihelp.it – La dottoressa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta a Roma, ci spiega il ruolo che la musica riveste in ciascuno fin dalla vita intrauterina. Secondo il parere del famoso pediatra e psicoanalista Donald Winnicott, è a partire dal gioco che, nella vita di un individuo, viene a costituirsi l’esperienza culturale: si tratta di un’evoluzione che ha a che fare sia con il mondo interno del soggetto che con quello esterno, ma non solo.
Il gioco infantile, che via via con gli anni si trasforma in esplorazione culturale, occupa infatti un luogo intermedio tra questi due spazi ed è grazie al rapporto di fiducia e sostegno da parte della figura materna che ha modo di evolversi. La cultura e, nel caso specifico, la musica, rappresentano una sfera nella quale siamo immersi fin dalla più tenera età. In realtà, però, a ben vedere, la musica fa parte della nostra vita ancor prima di nascere. Le nuove esplorazioni scientifiche della vita intrauterina riconducono proprio a questo stadio dell’esistenza le radici dell’esperienza musicale: la percezione sonora, in questa fase, è rappresentata da quei suoni poco distinti che l’embrione prima e il feto poi percepiscono attraverso il liquido amniotico, cioè la voce della madre, la sua risata, il suo battito cardiaco, i movimenti corporei e chissà quanti altri suoni che nemmeno riusciamo a immaginare! Numerose ricerche hanno potuto confermare le medesime reazioni del nascituro in presenza di questo genere di stimoli uditivi.
Nei primi anni di vita, se il bambino non ha nessun tipo di deficit sensoriale, il tono della voce dei genitori assume significati sempre più distinguibili e connessi a diversi messaggi: il rimprovero, la lode, l’espressione delle emozioni sono quasi sempre veicolati dal mezzo vocale. Musica e corpo: un dualismo inscindibile, linguaggio antico e originario del genere umano e non solo.
Non dimentichiamo, poi, che il verbo inglese to play si traduce come giocare, ma significa anche suonare; lo stesso fenomeno semantico si osserva in altre lingue, come il Tedesco (spielen) e il Francese (jouer). Una connessione intima e confermata da più realtà culturali. Dunque, il gioco è la prima esperienza veramente creativa per l’essere umano, il primo passo nel mondo della fantasia. Si consideri peraltro che i principali metodi didattici musicali proposti ai bambini ancora in tenera età (come il celebre Suzuki) concepiscono l’insegnamento musicale come un apprendimento che avviene per imitazione, un po’ come succede per il linguaggio o la deambulazione; lo strumento musicale diventa un oggetto con il quale si entra in contatto naturalmente, a cui il bambino va avvicinato come se fosse un vero e proprio gioco.