Sanihelp.it – L'appendicite rappresenta una delle patologie più comuni che possono colpire l'uomo: si tratta di un'infiammazione dell'appendice vermiforme che va curata tramite intervento chirurgico definito appendicectomia, anche onde evitare che i sintomi si aggravino, come nel caso dell'appendicite perforata, cosa che può contribuire ad aumentare la pericolosità della condizione. Essa è solitamente considerata un'operazione di routine: risulta talmente frequente che solo in Italia ogni anno si praticano tra le 55 mila e le 60 mila appendicectomie.
Tuttavia, secondo un'analisi finlandese, l'intervento chirurgico può rappresentare il passato di questa patologia: uno studio dell'Università di Turku, pubblicato sulla rivista specializzata Journal of the American Medical Association, ha svelato come intervenire con gli antibiotici onde bloccare l'infiammazione, nei casi senza complicazioni, possa essere sufficiente a far regredire la condizione. Per giungere a questa conclusione, gli esperti scandinavi hanno condotto una sperimentazione su 530 pazienti tra i 18 e i 60 anni, che hanno accettato di sottoporsi in maniera casuale al trattamento farmacologico o chirurgico.
Dei 257 volontari curati tramite antibiotici, circa il 75% non ha presentato complicazioni: l'infiammazione è regredita senza alcun bisogno di operazione. Per ciò che concerne gli altri, i ricercatori hanno notato che attendere di sottoporsi all'intervento chirurgico fino a che il trattamento farmacologico non avesse terminato il suo ciclo, somministrato per tre giorni per via endovenosa direttamente in ospedale e per una settimana per via orale a casa, con circa un anno di follow-up, non comportava alcuna ripercussione negativa a livello di salute. Secondo gli esperti finlandesi si tratta di una rivoluzione rispetto al pensiero comune e all'abitudine medica nei confronti di questa patologia: l'analisi dimostrerebbe che, in 3 casi di appendicite senza complicazioni su 4, l'intervento chirurgico, oggigiorno considerato il trattamento esclusivo, sarebbe inutile.
D'altronde, l'orientamento dei dottori è quello appunto di intervenire precocemente, onde evitare che la patologia si sviluppi ed arrivi a stadi maggiormente pericolosi, come la peritonite. Secondo quanto riferito dal portavoce dell'Università di Turku, intervistato dal New York Times, forse è giunto il momento di abbandonare, per lo meno per quel che concerne il trattamento dei casi meno gravi, la pratica dell'appendicectomia, che rappresenta da circa cento anni la soluzione incontrastata per questo problema.