Sanihelp.it – Come ogni anno, la Giornata mondiale della sclerodermia (29 giugno 2014) è dedicata anche a fare un bilancio sulle nuove acquisizioni sulla malattia che, quest’anno, è prudentemente positivo.
Infatti, anche se ancora molti aspetti restano sconosciuti, si comincia a comprendere qualcosa di più di questa malattia che colpisce non solo il derma, come potrebbe far pensare il suo nome, ma il tessuto connettivo, e gli organi interni con un processo fibrotico e ischemico vascolare progressivo.
La sclerodermia fa parte delle malattie reumatologiche a carattere autoimmune, come l'artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la spondilite anchilosante e tante altre, ed è una malattia relativamente rara.
Presenta anche notevoli difficoltà diagnostiche, proprio perché è poco conosciuta. I nuovi criteri classificativi, però, offrono la possibilità di diagnosi molto più precoci e dunque terapie molto più efficaci.
«Recentemente, l’analisi dei dati raccolti attraverso le ricerche scientifiche condotte nei Paesi occidentali più avanzati – spiega Gianfranco Ferraccioli, Università Cattolica ed Ordinario di Reumatologia del Policlinico A. Gemelli di Roma – ha portato all’identificazione, tra gli altri bersagli da trattare farmacologicamente, delle cellule B, ossia le cellule che producono autoanticorpi, oltre agli anticorpi naturali.
I ricercatori hanno scoperto che se si riescono a colpire le cellule B che producono gli autoanticorpi entro i primi 3 anni dall’insorgenza della malattia, si ha un guadagno di qualità della vita importante, perché si riesce a intervenire nel processo che porta all’indurimento della pelle e degli organi interessati, riuscendo a rallentarne l’avanzamento.
La seconda buona notizia – prosegue Ferraccioli – riguarda i positivi risultati di uno studio multicentrico condotto in Italia, che ha stabilito che nelle giovani donne affette da sclerodermia che hanno affrontato una maternità, il rischio gravidanza è sovrapponibile al rischio delle donne sane.
La terza buona notizia riguarda una delle più severe complicanze della sclerodermia, ovvero l’ipertensione polmonare: gli studi hanno dimostrato che oggi sono disponibili 3 categorie di farmaci in grado di risolvere le difficoltà respiratorie, riducendo la fibrosi polmonare e potendo ristabilire una buona qualità di vita».
La sclerodermia colpisce in prevalenza le donne (9 su 10) in genere in giovane età, dai 20 anni. In Italia sono circa 15-20.000 i malati, con un'incidenza di 43 casi per milione di abitanti e una prevalenza stimata di circa 341 casi/milione di abitanti in Italia. L’Associazione persone con malattie reumatiche sta lavorando perché le sia riconosciuto lo status di malattia rara.