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Per 9 italiani su 10 la polmonite è grave, ma il vaccino…

Sanihelp.it – Gli italiani sanno che la polmonite è una malattia seria, come emerge da una ricerca condotta nel mese di settembre 2015 da AstraRicerche per conto di Pfizer.  Interrogati sul livello di gravità che riconoscono a questa patologia, gli intervistati rispondono piuttosto grave, grave o gravissima e ciò vale per l’89,7% del campione e sostengono – il 67% – che sia molto diffusa.


Eppure: una persona su due dichiara di saperne poco o nulla (53% circa) e gli anziani, nonostante siano la categoria più a rischio, sono tra quanti la conoscono meno, con il 22% dei 70-85enni che non ne sa nulla. Non solo: con appena il 18,4% del campione che ritiene di essere a rischio, di fatto emerge che la polmonite è percepita come una malattia che per di più colpisce gli altri.  

Tra le possibili conseguenze vengono riconosciute – in ordine decrescente –  l’insufficienza respiratoria cronica, il decesso, complicanze cardiocircolatorie; tra gli anziani solo uno su tre sa che si può morire di polmonite, per essere precisi il 32% dei 70-85enni, contro percentuali doppie delle classi più giovani (39-59enni).  Il 33,9% del campione, con un picco del 56% dei 70-85enni, pensa che la polmonite non si possa prevenire e il 59,7% non sa che esiste un vaccino.  

La polmonite è tutt’ora la prima causa di morte per malattie infettive nei Paesi occidentali. In Italia si verificano oltre 200.000 casi e circa 10.000 decessi all’anno. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2012 si sono verificati 9.241 decessi, essenzialmente in persone con più di 65 anni. Per confronto, nello stesso anno ci sono stati 3.911 decessi per incidenti stradali di soggetti di tutte le età.   

Si può prevenire? Oltre la metà del campione ritiene di sì (66,1%) e, nuovamente, la percezione degli anziani si discosta in modo rilevante dalla media: ne sono convinti solo il 60% dei 60-69enni e solo il 44% dei 70-85enni, contro il 78% dei 30-39enni.  

Indagando quali siano le modalità di prevenzione, per l’80,4% è importante mantenersi in buona salute per avere il sistema immunitario pronto ed efficace, ma il vaccino è indicato solo dal 32,6%. Tra le altre modalità ritenute efficaci: lavarsi le mani con acqua tiepida e sapone (42,2%), adottare corretti comportamenti alimentari (29,5%), non condividere i bicchieri e le stoviglie (24,0%). Tra le risposte si sono registrate anche: arieggiare, evitare l’aria condizionata, evitare di sudare e di prendere freddo.

Solo con la vaccinazione, sottolineano gli esperti, nello specifico con il vaccino coniugato, si può allertare il sistema immunitario e tenerlo pronto a reagire nel caso di infezione da Pneumococco. Il  vaccino richiede una sola somministrazione che offre copertura per sempre, negli adulti con un’unica iniezione.


L’86% dei 70-85enni afferma di non conoscere il vaccino (media campione 75,1%). Si noti però che il 30% dei 70-85enni che già sapevano dell’esistenza del vaccino, ne sono venuti a conoscenza perché è stato loro consigliato personalmente.  

Nonostante il rischio cui sono soggetti, i più anziani sono quelli con le più basse percentuali di intenzione a vaccinarsi: tra i non vaccinati (92% del campione), il 70,3% non ha intenzione di vaccinarsi, con picchi tra i 60-69enni (79%) e tra i 70-79enni (86%). 

Ma quali sono i motivi per cui non ci si fa vaccinare? Tra le motivazioni addotte, il non considerarsi a rischio emerge nel 30,8% delle risposte. Il 26,5% ha paura degli effetti collaterali, ma più per i genitori/ anziani (39,8%) e per i bambini/ ragazzi (36,2%) di cui si occupa che per loro stessi (26,5%).

Le prime tre condizioni per vaccinarsi/ far vaccinare i familiari di cui ci si prende cura sono per l’80,1% la certezza della sicurezza del vaccino, per il 75% il consiglio del medico e per il 73,1% l’avere maggiori informazioni. 

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FontePfizer

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