Sanihelp.it – L’enuresi, la cosiddetta pipì a letto, non è un fenomeno così raro. È un disturbo che interessa il 10-15% dei bambini tra i 5 e i 6 anni e continua a rappresentare un grande problema per l’1-2% degli adolescenti intorno ai 15. Non è classificabile come una vera e propria malattia (non è infatti, tranne rarissimi casi, indice di uno specifico problema di salute) e solo di recente è stata oggetto di approfondimento da parte dei medici.
È fondamentale individuare la causa o meglio le cause perché potrebbero essere diversi i fattori portano al manifestarsi di questo disturbo.
La difficoltà respiratoria è sicuramente una di queste. Le apnee notturne provocano una pressione anomala sull’addome, che spinge la vescica a svuotarsi. Un’altra spiegazione è che la cattiva ossigenazione del sangue inibisce la produzione dell’ormone antidiuretico ADH, che ha come compito principale quello di ridurre il volume di urina prodotta nelle ore notturne.
In gioco, anche i fattori genetici: se uno dei due genitori aveva sofferto di questo disturbo il figlio ha una probabilità di ereditare l’enuresi superiore al 50%. Se a bagnare il letto erano stati sia la madre che il padre, questa probabilità sale al 75%.
Sempre utile la prevenzione. Per tutti i bambini che soffrono di enuresi vale il consiglio di bere molto durante il giorno, ma poco dopo le sei del pomeriggio. Banditi la sera tè, caffè e coca cola.
Per quanto concerne le cure, quando la causa del problema viene individuata in una vescica iperattiva, instabile, che si contrae più spesso del dovuto e porta il bambino a fare pipì a intervalli frequenti anche di giorno, si può far ricorso a dei farmaci che riescono a dilatare e rilassare le pareti di questo sacchetto che deve contenere le urine.
Oggi l’enuresi viene trattata con medicinali (ad esempio per ripristinare la giusta produzione di ormone ADH) o con piccole sveglie che vengono poste sul lenzuolo e suonano alle prime gocce di pipi.