Sanihelp.it – Per una persona che pratica attività fisica non agonistica, o che comunque non partecipa a corse di lunga distanza si richiede almeno un anno di allenamento. «Una preparazione che servirà a fare adattare il fisico alla lunga distanza e a fargli sopportare stress di carattere cardiovascolare o ortopedico». Spiega Nathalie Biasolo, collaboratrice in progetti di ricerca in fisiologia dello sport all’università di Zurigo e di Milano, nonché praticante di atletica, specialità in corsa in montagna.
Si possono evidenziare due fasi principali di allenamento:
-adattamento
-allenamento specifico
Al di là della fase in cui ci si trova alla quale dedicheremo altri articoli, dedichiamo questo spazio a quegli aspetti che devono sempre essere considerati anche prima di inziare.
La scelta della scarpa
L’attrezzo principale di un podista è la scarpa. Non trascuriamo quindi la scelta, e utilizziamo solo scarpe da running con una suola che offre la massima comodità al piede che è la zona del corpo più sollecitata. L’abbigliamento in generale deve essere funzionale e consentire una buona sudorazione.
Il percorso di allenamento
Correre, correre e ancora correre, cerchiamo di farlo in un terreno adatto e che non crei troppe sollecitazioni alle nostre articolazioni. «Chi non è abituato è meglio che non si avventuri subito sulle piste di atletica in tartan»,commenta Biasolo, «abituiamoci a correre a lungo, in terreni erbosi e sterrati. Poi gradatamente passeremo anche ai terreni più duri».
L’idratazione
Anche se fa freddo e ci sembra di sudare poco non dimentichiamo mai di bere. Espelliamo liquidi non solo con il sudore ma anche con il respiro. Dopo ogni allenamento è importante bere e reintegrare il livello di sali minerali come potassio, sodio e magnesio. «Suggerisco a tutti di prendere in soluzione liquida e a piccole dosi delle maltodestrine, durante le due ore successive all’allenamento».