Sanihelp.it – Grazie alle biotecnologie la botanica sta facendo passi da gigante nello sviluppo di piante capaci di assorbire più anidride carbonica e di radicarsi meglio nel terreno: in questo modo i raccolti aumentano anche nei terreni più poveri e potrebbe essere un elemento chiave per l’approvvigionamento di cibo dei paesi più poveri.
A questo traguardo punta un team di botanici associati all’Università del Connecticut, i quali stanno applicando gli attuali processi biotecnologici a uno studio degli anni ’70 secondo il quale semplicemente elaborando l’auxina (uno specifico fito-ormone) sarebbe possibile ottenere un aumento più che significativo di foglie e ramaglie a parità di tempo di sviluppo.
«Il punto di forza del nostro progetto è la possibilità di sostentare intere popolazioni che vivono in zone poco fertili», afferma Roberto Gaxiola, coordinatore dello studio «attraverso il miglioramento della produttività delle piante da semina e da reddito. E per questo motivo speriamo che siano molte le specie botaniche alle quali applicheranno la variante al Dna che abbiamo ingegnerizzato».