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Vino: un bicchiere al dì e campi 100 anni

Speciale Uva e Vino

Sanihelp.it – Un bicchierino al giorno toglie il medico di torno? Sembra proprio di sì, almeno parlando di vino rosso. Infatti nuove evidenze scientifiche hanno collegato un moderato consumo di vino rosso a un minor rischio di insorgenza di alcune malattie legate all’invecchiamento.


È del 1993 la scoperta che alcuni composti appartenenti alla frazione non alcolica del vino rosso, i composti fenolici o polifenoli, sono in grado di inibire l’ossidazione ex-vivo delle LDL (colesterolo cattivo) in maniera più efficace rispetto all’alfa-tocoferolo (vitamina E), facendo supporre un loro ruolo in quell’effetto protettivo esercitato dal vino nei confronti delle malattie cardiache.

Tra i polifenoli spicca lo studiatissimo Resveratrolo, grazie a cui il vino dimostra di possedere la capacità, se assunto con regolarità e moderazione, di prevenire alcune forme di tumore, specie quelle della sfera sessuale, di ridurre il rischio di complicanze cardiovascolari dopo un infarto del miocardio e di migliorare il cosiddetto stato ossidativo, quindi di diminuire il rischio di complicazioni nel diabete mellito.

L’assunzione di 300 ml (1/3 di litro scarso) di vino rosso (dealcolato), in dose unica e a digiuno, si è dimostrata efficace nell’aumentare nell’uomo la capacità antiossidante plasmatica, mentre un’analoga quantità di vino bianco non ha mostrato nessun effetto.
In più, dato che non tutte le molecole fenoliche presenti nel vino vengono assorbite, esse possono comunque esercitare il loro ruolo protettivo anche nel lume intestinale, impedendo o rallentando sia eventuali processi ossidativi locali, sia l’assorbimento di radicali liberi.

L’assunzione moderata di vino durante i pasti è importante per due motivi:

  1. fornisce antiossidanti proprio nel momento in cui sono introdotti substrati ossidabili e sostanze alimentari ossidate
     
  2. la contemporanea presenza di cibo nello stomaco e il conseguente rallentamento nello svuotamento permettono una maggiore permanenza dell’etanolo a livello gastrico, dove l’enzima alcol-deidrogenasi ne comincia la demolizione, con riduzione quindi dei possibili e indesiderabili picchi ematici di etanolo.

Il consumo di basse dosi di alcol nel corso della vita significa una modesta ma significativa riduzione di rischio di morte per ogni causa, e in particolare per quelle tumorali e cardio-vascolari. La curva di probabilità di morte invece s’impenna col consumo di dosi più elevate (salvo che per la malattia coronarica).

E probabilmente gli italiani conoscono le virtù del vino, perché dai dati dell’Osservatorio Permanente sui Giovali e L’alcol (1998) emerge che i consumatori abituali di vino sono persone che seguono un’alimentazione sana, acquistano prodotti senza conservanti, mangiano prevalentemente a casa, che adottano insomma uno stile di vita moderato e attento che contribuisce alla prevenzione delle malattie cronico-degenerative.


Questo a dimostrazione del fatto che le privazioni alimentari assolute non sempre premiano in termini di salute: rinunciare al bicchierino a tavola non solo è spiacevole per i cultori del vino, ma anche inutile. Basta un bicchiere per soddisfare il palato e garantirci qualche anno in più…

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