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Turisti diversi in gita a Lecco

Inchiesta Disabili in vacanza

Sanihelp.it – Nell’ambito dell’inchiesta di Sanihelp.it sull’accessibilità ai disabili delle città italiane, abbiamo scelto Lecco come località-campione, in base a criteri di raggiungibilità, richiamo turistico e paesaggio lacustre – montano, per testarne da vicino le caratteristiche. L’intento era quello di verificare l’agevolezza e la vivibilità della città per le persone che presentano un deficit fisico, come un’invalidità motoria o una capacità visiva compromessa.
La città di Lecco, in particolare, ha cercato di venire incontro alle esigenze del turista diverso con una Guida cartacea e un sito Internet realizzati dal Coordinamento Handicap locale e destinato ai disabili in visita alla città.


Opuscolo alla mano, mi sono recata di persona in città accompagnata da Serena Alessi, consulente per l’abbattimento delle barriere architettoniche della città di Pavia e non vedente dall’età di otto anni.
Avendo solo mezza giornata a disposizione, abbiamo scelto un’attrazione turistica identificata nell’Opuscolo per disabili come ACCESSIBILE (secondo parametri definiti in fondo alla Guida e relativi a dislivelli del terreno e aperture pavimentali). Si tratta di Villa Manzoni, fiore all’occhiello della città e motivo di vanto storico-culturale. Ecco cosa è emerso.

1. La posizione. Provenendo dal Centro città e dalla stazione ferroviaria, si accede alla Villa da una strada in curva, in pendenza, estremamente pericolosa per chiunque perché non permette di vedere le auto in arrivo da entrambi i lati della carreggiata, e non contrassegnata né da strisce pedonali né da semafori. L’attraversamento della strada, estremamente malagevole, è decisamente rischioso sia per un non-vedente che per un individuo su sedia a rotelle. Inoltre, nel percorso dal Centro non ci sono cartelli che indichino la direzione da prendere per raggiungere la Villa.

2. Il percorso interno. Il Museo manzoniano, ospitato dalla Villa, è diviso in 10 sale che contengono manoscritti, cimeli e reliquie relativi alla vita e alle opere di Manzoni. Per passare da una sala all’altra il visitatore deve sempre percorrere dei gradini; solo tra la sala 1 e la sala 2 è presente una rampa. Al piano superiore c’è la Galleria comunale d’arte: vi si accede solo da una scalinata. In tutto l’edificio non sono presenti elevatori (ma i lavori cominceranno a breve, ci rassicurano quando chiediamo il motivo di questa mancanza).

3. La guida al museo. Non viene fornita una guida audio che supporti la visita alle sale di un non-vedente. Nessuno degli abiti o dei cimeli in mostra possono essere toccati, tutto ciò che è esposto è debitamente protetto da vetri. Le opere d’arte non sono identificate da targhette in braille. Tutto questo non permette a un non-vedente, per cui la sensorialità è tutto, di godere appieno l’esperienza della visita museale.

Ora, tiriamo le somme. Se per un invalido la percorribilità delle sale è tutto, un discorso a parte merita l’ultimo punto per ciò che concerne i non-vedenti: una città turistica deve garantire ai forestieri non solo la massima accessibilità e agibilità delle sue strutture, ma anche la piena godibilità delle stesse, attrezzandosi nella maniera che ritiene più opportuna per far vivere il più intensamente possibile l’anima della propria città anche a chi non ha la possibilità di usare la vista. 
Un paio di esempi: una mappa tattile aiuterebbe senz’altro i disabili visivi a comprendere l’ambiente che stanno visitando; oppure, laddove è possibile, i plastici della riproduzione in scala delle opere esposte permetterebbero l’esplorazione tattile.

Entrando nella residenza di un grande scrittore italiano come il Manzoni e osservando scartoffie, oggetti e abiti che gli sono appartenuti, si dovrebbe rivivere il brivido di quell’atmosfera ottocentesca che ha fatto da sfondo alla creazione dei Promessi Sposi, immaginando l’originaria funzione di quelle antiche stanze e toccando letteralmente con mano (anche solo in parte: va da sé la riverenza ossequiosa e inviolabile agli originali storici) gli arnesi e i fogli di carta dai quali è uscito il più grande capolavoro della letteratura nostrana. Bastavano un paio di cuffie, un po’ di musica in sottofondo, un angolo di tessuto da accarezzare, un foglio di carta da sfiorare, e la magia sarebbe andata al di là degli occhi.


Invece no: a Lecco questa meraviglia è riservata solo a chi può vedere. Almeno per il momento.

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