Sanihelp.it – Dove eravate l’11 settembre 2001? Molto probabilmente lo ricordano tutti. Questo perché tutti gli eventi che stimolano particolarmente l’emotività restano impressi più di altri nella nostra memoria.
Se a livello intuitivo ce n’eravamo accorti da tempo, ora il processo molecolare coinvolto è stato rivelato da uno studio condotto dal Cold Spring Harbor Laboratory di New York e pubblicato sulla rivista Cell.
Le emozioni particolarmente intense infatti stimolano il cosiddetto ormone dello stress, la noradrenalina, che funziona da mediatore chimico della trasmissione nervosa.
In passato era stato già dimostrato come la memoria sia favorita da forti emozioni, fenomeno che può anche diventare patologico, come succede nel Disturbo post traumatico da stress (Ptsd), una condizione caratterizzata da ricordi persistenti di eventi traumatici. La noradrenalina sembrerebbe anche indurre un fenomeno alla base dell’apprendimento, conosciuto come Potenziamento a lungo termine (Ltp), che consiste in un aumento dell’intensità della trasmissione sinaptica.
Un modo per rafforzare la trasmissione sinaptica è aumentare l’azione dei GluR1, i recettori del glutammato presenti sui neuroni. Il team di ricercatori ha ora dimostrato che la noradrenalina agisce esattamente in questo senso: gli studi sui topi hanno rivelato che l’ormone dello stress porta alla modificazione chimica dei recettori GluR1 mediante l’aggiunta di un fosfato, aumentando la loro funzionalità.
«Abbiamo identificato un possibile obiettivo terapeutico per il disturbo post traumatico da stress – ha commentato Robert Malinow, che ha guidato lo studio – ma come le emozioni agiscano sulla memoria resta ancora un mistero».