Sanihelp.it – Non sempre un risparmio in termini di spesa farmaceutica è sinonimo di appropriatezza delle cure: è il monito lanciato dalla Società italiana di Endoscopia Digestiva. In uno studio su pazienti ricoverati per emorragie delle prime vie digestive è emerso come la mancata prescrizione di farmaci gastroprotettivi in associazione a quelli gastrolesivi abbia causato un aumento dei costi per ricoveri, interventi chirurgici e terapie ad alta intensità nettamente superiore al risparmio farmaceutico ottenuto. Ancor più grave, poi, l’aver riscontrato in tali pazienti un tasso di mortalità fra il 5%, a livello nazionale, e il 10%, a livello forlivese.
Alla ricerca, condotta nell’ambito del progetto Prometeo, ha partecipato, insieme ad altri 10 centri italiani, anche l’U.O. di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’ospedale Morgagni-Pierantoni, che ha raccolto i dati relativi a 900 pazienti ricoverati nel reparto per emorragie alle prime vie digestive nei primi sei mesi di quest’anno.
Per ogni paziente sono state registrate malattie avute o in corso, terapie effettuate, farmaci assunti, ed esito dell’endoscopia operativa.
La quasi totalità del campione fa uso solo di gastrolesivi, come antinfiammatorio e aspirina, con appena il 17% a livello nazionale e l’11% a livello locale che assume anche gastroprotettori. Ciò significa che l’83% dei pazienti su scala nazionale e ben l’89% su scala locale è affetto da emorragie alle prime vie digestive ma non fa uso di farmaci gastroprotettivi.
Tutto ciò si traduce quindi in un finto risparmio. Le emorragie digestive provocate dalla mancata assunzione di farmaci gastroprotettivi infatti causano una spesa successiva per ricoveri, interventi chirurgici e terapie ad alta intensità nettamente superiore alle economie ottenute in precedenza.