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L’acne? Un problema di metabolismo

Sanihelp.it – La pelle è un organo-spia delle malattie del metabolismo e può essere un modello sperimentale per lo studio dei metaboliti di un organismo, che rappresentano i prodotti finali del patrimonio genetico: un gene mutato produce una proteina alterata, che dà un metabolita modificato.


La creazione di un Centro Integrato di Ricerca Metabolomica (CIRM) presso l’Istituto dermatologico San Gallicano di Roma offre la possibilità di studiare l’interazione del metabolismo specifico della pelle associato alle sue patologie.
Grazie a questo Centro è possibile, per esempio, condurre studi approfonditi sul metabolismo delle ghiandole sebacee la cui alterazione è associata all’insorgenza di acne o dermatite seborroica. Gli studi del Centro dimostrano che c’è un’alterazione quantitativa ma anche qualitativa del sebo della pelle prodotta dai soggetti con l’acne e sta diventando sempre più evidente la necessità di un approccio diverso con il problema.

Si è visto che un’alterazione del metabolismo glicemico è associato al peggioramento dell’acne, il che dà delle prospettive nella possibilità della valutazione di alterazione dei metabolismi specifici della cute, associati con la possibilità di sviluppo di patologie in soggetti adulti che presentano alterazione del metabolismo lipidico. Si potrebbe riflettere dal punto di vista sistemico quello che si è osservato durante l’adolescenza nelle ghiandole sebacee o che può essere associato ad alterazione del metabolismo glicemico e quindi una possibilità di sviluppo del diabete almeno in alcuni tipi di soggetti che hanno un certo tipo di acne.

Insomma possono essere individuati marcatori specifici associati alla patologia, perché la cute è un organo facilmente accessibile e può essere analizzata grazie una serie di metodiche non invasive di cui il Centro è dotato, che danno la possibilità di analizzare la cute e di poter associare ad analisi di tipo biochimico parametri di funzionalità della pelle. Tali marcatori possono essere indicatori di gravità della malattia e le loro modificazioni qualitative sono importanti per il miglioramento del quadro clinico. L’individuazione di tali marcatori danno indicazioni su possibili nuove molecole che possono essere sviluppate per nuovi farmaci.

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