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Attacco su due fronti per la cefalea da suicidio

Sanihelp.it – Dal decennale del convegno che ogni due anni il Centro Cefalee dell’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano organizza a Stresa, la soluzione per i casi di cefalea a grappolo cronica resistente ai farmaci nei quali anche la stimolazione cerebrale profonda (DBS) falliva.


La DBS consiste nell’applicazione di un microelettrodo a livello dell’ipotalamo posteriore per inibire l’iperattività delle cellule nervose nella fase di grappolo della famosa cefalea da suicidio.
I pazienti trattati al Besta sono ormai più di una ventina, ma in una percentuale del 30% circa l’efficacia non è completa e sono stati allora provati nuovi sistemi di stimolazione come la GON, la stimolazione occipitale o la VNS, la stimolazione vagale che modulano precise aree del cervello utilizzando i due nervi cranici (occipitale e vago) da cui prendono nome le tecniche.

Proprio quest’ultima ha dimostrato di risolvere i casi d’insuccesso della DBS: il professor Giovanni Broggi del Besta ha infatti presentato per la prima volta in Italia questo nuovo protocollo di neuromodulazione come quello standard per risolvere i casi in cui anche quella che sembrava la soluzione della cefalea a grappolo cronica farmacoresistente non riesce a sedare uno dei più gravi dolori conosciuti.

Il secondo intervento (VNS) è peraltro molto meno cruento del primo: non occorre penetrare nel cranio come con la DBS, ma basta una piccola incisione nel collo dove transita il nervo vago di sinistra usato come binario per veicolare i microimpulsi elettrici della VNS a particolari centri cerebrali che controllano il dolore, diversi da quelli su cui agisce la DBS.

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