Sanihelp.it – Si chiama ACEF, è stato ideato dal dottor Marco Ranucci, Direttore della Ricerca Clinica nel Dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell’IRCCS Policlinico San Donato, ed è un nuovo metodo per la valutazione del rischio di mortalità del paziente sottoposto a intervento cardiochirurgico.
La grande innovazione di ACEF si basa sul Principio della Parsimonia formulato dal frate filosofo William Ockham nel 1300, che suggerisce l’inutilità di formulare più assunzioni di quelle strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno. Applicare il rasoio di Ockham allo studio della mortalità cardiochirurgica ha imposto di scegliere, tra le molteplici variabili, quelle che spiegano in modo più semplice l’evento.
Dopo una valutazione di 13.000 pazienti sottoposti a intervento cardiochirurgico al Policlinico San Donato, è stato visto che gli elementi più importanti da tenere sotto controllo erano in ordine di importanza l’età del paziente; la capacità contrattile del cuore definita come frazione d’eiezione e, tra le varie patologie associate, la presenza di un’insufficienza renale (definita da alti valori di creatininemia).
Il risultato è quindi espresso per le tre variabili cliniche nell’acronimo ACEF (Age; Creatinine e Ejection Fraction) che rappresentano gli elementi base per effettuare una stima del rischio di morte con un livello di accuratezza uguale, o addirittura superiore, a quello degli altri metodi internazionali.
L’équipe del dottor Ranucci ha applicato lo studio su 4.557 pazienti adulti sottoposti a intervento chirurgico elettivo presso l’IRCCS Policlinico San Donato dal 2001 al 2003; mentre la sua validazione è stato condotta sui 4.091 pazienti operati successivamente.
Lo studio è stato pubblicato alla fine di giugno su Circulation, la rivista scientifica dell’American Heart Association.
Considerando che il modello ACEF non prevede software complicati, ma solo un semplice calcolo fatto a mente, ci si augura che venga applicato a una casistica sempre maggiore, in modo da avere uno strumento di misura che permetta di valutare in maniera omogenea l’attività clinica.
Molti reparti di cardiochirurgia in Italia sono già interessati ad applicare questo modello di stima del rischio, che verrà presentato al Congresso della Società Tedesca di Cardioanestesia, a novembre di quest’anno, e al Meeting del Mount Sinai Hospital di New York a gennaio 2010.