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Chirurgia robotica della tiroide a Forlì

Sanihelp.it – La chirurgia di Forlì guarda all’Asia e agli Usa e si prepara a operare la tiroide con il robot. L’innovativa tecnica, ancora scarsamente praticata in Europa, sarà sperimentata da quattro pazienti del Morgagni-Pierantoni, i quali, in occasione del corso internazionale Transaxillary Robotic Thyroidectomy Live Surgery, in programma lunedì e martedì all’ospedale di Forlì, verranno sottoposti a tiroidectomia.
A effettuare gli interventi sarà il professor Woong Youn Chung, del Dipartimento di Chirurgia del Yonsei University Severance Hospital di Seul, in Corea, insieme alle équipe dell’U.O. di Chirurgia Endocrina, diretta dal dottor Alberto Zaccaroni, e dell’U.O. di Otorinolaringoiatria, diretta dal professor Claudio Vicini.
Per seguire il corso tenuto dal celebre chirurgo coreano che, con 1.200 operazioni, vanta la maggiore casistica al mondo in chirurgia robotica della tiroide, arriveranno a Forlì più di cento chirurghi italiani ed europei, interessati ad apprendere una metodica diffusa soprattutto in Asia e Usa. 


Come illustra il dottor Zaccaroni: «Attualmente, per la tiroide effettuiamo la tiroidectomia videoassistita, che prevede un’incisione nel collo per l’estrazione di noduli grandi al massimo 2 centimetri; con il robot, invece, s’interviene sull’ascella, dove si può praticare un’apertura maggiore, e, quindi, asportare volumi superiori, fino a 5 centimetri di diametro. Inoltre, in questo modo si risparmia il collo da successive cicatrici, con sensibili vantaggi estetici. Non a caso la chirurgia robotica della tiroide è molto frequente nei paesi dell’Asia orientale, dove tali segni vengono considerati deturpanti».

La possibilità di incidere l’ascella anziché il collo apre nuovi scenari pure per l’Otorinolaringoiatria. «Come otorini, ci preme sviluppare questa tecnica non solo per la tiroide ma anche per la linfodenectomia, cioè l’asportazione dei linfonodi del collo – spiega il professor Vicini – quest’ultima, oggi, è particolarmente impattante, mentre con il taglio ascellare, specie dal punto di vista estetico, si avrebbero risultati assai migliori».

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