Sanihelp.it – I primi risultati conseguiti dalla Legge 38/10 sulla terapia del dolore e le cure palliative, valutati a 6 mesi dalla sua attuazione, sono incoraggianti. Il provvedimento legislativo obbliga il medico a occuparsi del dolore che un paziente prova, qualunque ne sia la causa.
A soli due mesi dalla sua nomina, la Commissione ministeriale sulle cure palliative e del dolore ha già prodotto documenti di indirizzo, da approvare in Conferenza Stato Regioni, che aiutano ad applicare e a chiarire tutti gli aspetti operativi della legge, soprattutto: la ripartizione dei fondi economici per la formazione del medico, le linee guida per l’applicazione omogenea della terapia del dolore e le linee guida per l’applicazione delle cure palliative a livello nazionale, la costituzione di un Tavolo tecnico con tutte le Fondazioni che operano in questi mondi, soprattutto a livello pediatrico, per individuare il core-curriculum dei non sanitari operanti nelle cure palliative e dolore.
Secondo un sondaggio condotto da Doloredoc, portale di riferimento per la terapia del dolore, risulta che la Legge 38 è oggi patrimonio di conoscenza comune. Lo dichiara la totalità dei medici e ben l’84% delle persone con dolore.
Secondo l’indagine, ai mezzi d’informazione è riconosciuto il merito di aver divulgato le informazioni relative alla Legge: lo afferma infatti il 45,7% dei pazienti e il 34,3% dei medici. Le altre fonti per il medico sono convegni e corsi ECM (29%) e aziende farmaceutiche (25%). Interessante, per il paziente, è il ruolo di internet che viene consultato dal 31,4% di chi soffre e vuole saperne di più. Non vanno sottovalutati il ruolo del medico, che il 13,3% dei malati considera un’utile fonte di informazione, e il passaparola (9,5%).
Divergente il parere di medici e assistiti riguardo all’atteggiamento dei primi. Alla domanda rivolta al paziente: Dopo la Legge 38 è cambiato l’approccio del suo medico al trattamento del dolore?, solo il 20% ha risposto affermativamente. Girando il medesimo quesito al medico, i sì sono stati quasi il doppio: il 35,9%. I medici hanno indicato nella semplificazione della prescrizione la ragione del proprio approccio più consono, anche se la riduzione dell’oppiofobia, cioè dei timori che ancora oggi esistono nei confronti dell’impiego dei farmaci derivati dalla morfina, è un obiettivo ancora da raggiungere.
Secondo lo studio FATA condotto dalla Società Italiana di Medicina Generale nel 2004-2009, emerge come negli ultimi anni, nonostante la disponibilità di nuovi farmaci specifici, l’impiego dei Fans sia rimasto pressoché stabile (-2,7%), a discapito dell'appropriatezza di utilizzo.
Non solo, all’interno della classe dei Fans si sono evidenziati spostamenti di prescrizione dall’una all’altra molecola, che nel complesso hanno provocato un aumento del 33% della malattia da reflusso gastroesofageo. Tutto ciò con un conseguente maggior ricorso all’uso di farmaci antiulcera (+36%) che, oltre a comportare un peggioramento della qualità di vita dei pazienti, ha inciso sulla spesa sanitaria nazionale.