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Arresto cardiaco: 170 casi al giorno. E i defibrillatori?

Sanihelp.it – Uno ogni 19 minuti: questa è la frequenza di casi di morte per arresto cardiaco improvviso in Italia, per un totale di 60.000 vittime ogni anno. La percentuale di sopravvivenza all’arresto cardiaco è inferiore al 2%, dal momento che i sistemi tradizionali di soccorso non arrivano in tempo per eseguire con successo la defibrillazione elettrica, terapia in grado di ripristinare la normale attività cardiaca. Infatti, ogni minuto di ritardo nel somministrare la scarica elettrica riduce del 5-10% le possibilità di riavviare il cuore
Nonostante gli sforzi degli ultimi decenni per migliorare il tasso di sopravvivenza, l'arresto cardiaco extraospedaliero continua a essere una delle principali cause di morte in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi industrializzati: in Italia corrisponde al 10% dei decessi annui, e al 50% di tutti quelli per malattie cardiovascolari.


La promozione di un’ampia diffusione dei defibrillatori automatici e semiautomatici esterni e la diffusione a larghe fasce della popolazione della cultura dell’emergenza, per formare i comuni cittadini a essere soccorritori in caso di necessità, sono i temi al centro del dibattito Defibrillazione precoce: tra qualità e integrazione, tenutosi a Roma.

Saper usare correttamente un defibrillatore semiautomatico esterno e apprendere le manovre di BLSD (Basic Life Support Defibrillation), ovvero le operazioni da attivare in caso di perdita di coscienza dovuta ad arresto cardiaco, richiede un semplice corso di formazione di poche ore, a seguito del quale si ottiene l’autorizzazione all’utilizzo del dispositivo, senza la necessità di ulteriore esperienza medica. Tuttavia, il problema dell’addestramento della popolazione è uno dei nodi cruciali della situazione italiana: la legge prevede che i soggetti autorizzati a organizzare i corsi siano le ASL, le forze dell’ordine, il personale della rete del 118 e le associazioni di volontari che istituiscono rapporti privilegiati con questi enti. Un campo ristretto, che risente della disparità delle risorse economiche regionali e della sensibilità al problema delle singole realtà locali

Un’altra importante questione è rappresentato dall’assenza di defibrillatori nei grandi luoghi pubblici come gli aeroporti, le navi da crociera, i club sportivi, i supermercati e, soprattutto, le scuole.

Come spiega il Dottor Castelli, vicepresidente di Conacuore Onlus: «L’Italia è uno dei Paesi europei più arretrati nella cultura dell’emergenza: purtroppo chi nel nostro Paese resta vittima di un attacco cardiaco improvviso (circa 160 – 170 persone al giorno), difficilmente potrà, in futuro, raccontare la propria esperienza, poiché il tasso di sopravvivenza è del 2% e la maggior parte dei luoghi extraospedalieri non sono dotati di defibrillatori. Una situazione ancora più vergognosa, se confrontata con ciò che succede fuori dall’Europa: da poco, per esempio, negli Stati Uniti è stato presentato uno studio in cui si prendono in esame 1.700 college dotati di defibrillatori, dove si pratica sport anche a livello agonistico. I risultati sono sorprendenti: la percentuale di sopravvivenza di chi è colpito da attacco cardiaco improvviso è del 64%

Una delle istanze più urgenti di Conacuore e della Fondazione Giorgio Castelli è quella di prevedere, in futuro, una Legge nazionale che sancisca l’obbligatorietà di corsi autorizzati, semplici e chiari, e della presenza di dispositivi di defibrillazione nei luoghi della nostra vita quotidiana: campi sportivi, treni, grandi navi da traghetto, ma soprattutto scuole e università, luoghi preposti a insegnare la cultura della vita e dell’attenzione verso il prossimo».

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