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Scompenso cardiaco e insufficienza mitrale: nuova tecnica

Sanihelp.it – Negli ultimi quarant'anni l'aspettativa di vita è aumentata notevolmente: secondo uno studio statunitense, pubblicato sul New England Journal of Medicine (agosto 2006) dal 1960 al 2000 abbiamo guadagnato in media sette anni di vita, e la riduzione della mortalità in campo cardiovascolare incide per il 70%. Gli enormi progressi compiuti nel trattamento delle malattie cardiovascolari riguardano in particolare l’innovazione tecnologica, con la continua evoluzione dei dispositivi biomedicali e la sempre minor invasività delle tecniche chirurgiche.


Come spiega Ottavio Alfieri, Direttore del Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele nel corso dell’incontro Nuovi approcci terapeutici allo scompenso cardiaco: «L’applicazione di nuove soluzioni terapeutiche, ha valore solo se impiegata nel rispetto delle indicazioni, da operatori esperti, nell’ambito di un percorso di cura che ponga il paziente al centro. Perché ciò avvenga è necessario applicare un metodo multidisciplinare che richiede, oltre a nuovi approcci terapeutici, l’integrazione di diverse competenze specialistiche che permettano di trovare la soluzione migliore per ciascun paziente. E il trattamento dello scompenso cardiaco (ovvero l'incapacità del cuore di svolgere adeguatamente la propria funzione di pompa) è un caso emblematico, perché è un patologia che non comporta solo una sofferenza del sistema cardiocircolatorio, ma investe una molteplicità di organi e apparati».

Le patologie valvolari sono tra le principali cause dello scompenso cardiaco, che colpisce in Italia circa un milione di persone ed è una delle malattie croniche a più alto impatto sulla sopravvivenza, sulla qualità di vita dei pazienti e sull’assorbimento di risorse, se si pensa che negli ultimi anni è diventato il primo motivo di ricovero ospedaliero (170.000 ricoveri l'anno) dopo il parto naturale.

L’insufficienza mitralica è presente nel 90% dei pazienti affetti da scompenso cardiaco e nelle forme di grado moderato o severo colpisce il 10% della popolazione con più di 70 anni. Per ridurre la probabilità di sviluppare scompenso cardiaco e migliorare la sopravvivenza del paziente, l’opzione chirurgica risulta essere la più efficace. Recentemente, grazie all’introduzione di tecniche innovative, alla chirurgia valvolare protesica, si è affiancata la chirurgia riparativa mininvasiva, più accettata dai pazienti giovani e in grado di ridurre i rischi operatori per quelli anziani affetti da patologie concomitanti.

Francesco Maisano, Responsabile dell’Unità Funzionale Trattamento Transcatetere delle Valvulopatie dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano, aggiunge: «La terapia più recente per la riparazione della valvola mitralica prevede l’utilizzo di una clip. Si tratta di una metodica che riproduce una tecnica chirurgica introdotta dal Professor Alfieri nel 1991, attraverso un approccio percutaneo, mininvasivo, che non necessita di circolazione extracorporea e di apertura delle camere cardiache e che comporta l’inserimento di una clip mitrale che permette alla valvola di chiudersi in maniera corretta

Attraverso un accesso dalla vena femorale viene inserito il sistema di rilascio e controllo del dispositivo nell’atrio sinistro. Sotto guida ecografica, in corrispondenza del segmento responsabile dell’insufficienza mitralica, viene posizionata la clip che, riproducendo il gesto chirurgico della sutura, cattura i lembi danneggiati e li stabilizza. Se necessario, la clip può essere riaperta e riposizionata. Essendo poco invasivo, questo intervento può essere utile soprattutto per quei pazienti che non potrebbero superare un intervento chirurgico tradizionale».

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