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Bimbi: cibo spazzatura danneggia il quoziente intellettivo

Sanihelp.it – In Italia il fenomeno dell’obesità infantile ha una sua rilevanza che non deve essere sottovalutata dallo Stato. I risultati dello studio dell’Università di Bristol, secondo cui esiste una correlazione positiva tra una cattiva alimentazione e la scarsità del quoziente intellettivo, confermano le conseguenze negative di un cattivo stile di vita nutrizionale e non solo.


Questo il commento del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) ai risultati diffusi dal Journal of Epidemiology and Community Health dello studio dell’Università inglese su 14mila bambini nati nel 1991 e 1992 in Occidente.

Nel 2009 MDC, nell’ambito del progetto europeo Periscope in partnership con la Asl di Brindisi, il Movimento Consumatori, l'Università danese di Aalborg e l'Università polacca di medicina della Silesia, ha condotto un'indagine su un campione di circa 1200 bambini in età compresa tra i 3 e i 6 anni negli asili di tre paesi: Italia, Danimarca e Polonia.

Dallo studio è emerso che è l’Italia a mostrare la maggiore prevalenza di sovrappeso e obesità tra i tre Paesi esaminati: 21,2%. Colpa soprattutto della scarsa attività fisica e delle troppe ore passate davanti alla tv. In particolare, in tema di abitudini alimentari sono i bambini italiani i più indisciplinati: mangiano meno frutta e verdura rispetto ai coetanei danesi e polacchi.
In particolare, il 27,5% del campione non mangia mai verdura cruda e il 40% non consuma mai verdura cotta.

Gli italiani sono anche i bambini che si muovono di meno. Il 50% di loro, secondo quanto dichiarato dai genitori, non può giocare all’aperto contro l’1% dei danesi e polacchi nonostante siano in paesi dove il clima sia meno a misura d’uomo. Sono i bambini italiani i più sedentari nel raggiungere l’asilo: sebbene la distanza dalla loro casa sia meno di un chilometro, le famiglie italiane utilizzano l’auto molto più delle altre in Danimarca e Polonia.

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