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L’età della donna è la prima causa di infertilità

Sanihelp.it – Dall’inizio del XX secolo, nella maggior parte dei Paesi sviluppati, le aspettative di vita sono letteralmente duplicate. I tassi di natalità in Europa e nell’Asia dell’Est sono inferiori rispetto ai tassi di mortalità e, per la prima volta nella storia dell’umanità, nel 2020, il numero di persone con età superiore ai 65 anni, supererà quello dei bambini al di sotto dei 5 anni.


L’aumento dell’aspettativa di vita si accompagna oggi a un notevole mutamento nella posizione sociale e professionale della donna che ha portato, come conseguenza, alla scelta di ritardare il momento del concepimento; il 50% delle donne che ricorrono a trattamenti per l’infertilità deve affrontare le conseguenze dell’invecchiamento e il risultato è che oggi l’età della donna è la prima causa di infertilità.

L’età infatti influisce sulla produzione degli ovociti e il risultato può essere quello di un embrione aneuploide (con alterazioni cromosomiche) che potrebbe non impiantarsi o trasformarsi in un feto anormale. È noto infatti che la fertilità diminuisce con l’avanzamento degli anni, fino a dimezzarsi intorno ai 40 anni, rispetto al picco di una donna al disotto dei 25 anni, fino poi a raggiungere lo 0% tra i 47 ed i 48 anni.

I massimi esperti a livello internazionale si sono riuniti in un congresso promosso da Serono Symposia International Foundation e interamente dedicato alla relazione che esiste tra età anagrafica e fertilità e agli effetti dell’invecchiamento sulla capacità riproduttiva della donna. Gli specialisti hanno analizzato i geni coinvolti nella senescenza ed esposto coraggiose teorie rivolte a contrastare e ritardare l’invecchiamento.

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