Sanihelp.it – Esso rappresenta simbolicamente il legame del bambino con la sua mamma, ma soprattutto il morboso attaccamento di quest'ultima. Certo non ne sono affette tutte le mamme, ma il fatto che ne patiscano spesso anche le mamme adottive dimostra che nessuna mamma ne sia immune e tanto meno i papà, soprattutto nei confronti delle figlie femmine.
Alla nascita, contrariamente all'omologo affettivo, il cordone anatomico viene tagliato immediatamente a qualche centimetro di distanza dal pancino del bimbo (non più di cinque). Quello che ne resta viene chiamato moncone e ci si aspetta che cada tra la prima e la seconda settimana di vita. Al posto del moncone resterà una piccola ferita che cicatrizzerà in una decina di giorni, retraendosi e andando a formare il classico “buchino”.
Mentre la cura del cordone metaforico rischia di richiedere cure tutt'altro che di ordine fisico e solitamente più in là nel tempo, il moncone vero e proprio va medicato quotidianamente, possibilmente al momento del cambio. Non occorre particolare maestria: basta reggere il moncone per l'apice e detergerlo delicatamente con una garzina sterile imbevuta di acqua ossigenata, senza dimenticarsi di pulire anche l'area tutt'attorno. Per la seconda parte della medicazione si utilizzerà una benda imbevuta di alcol, che verrà avvolta attorno al moncone, in modo da facilitarne l'essiccazione. È molto importante che questa pratica venga svolta in condizioni di perfetta asciuttezza, pena il rischio di infezioni, per evitare le quali converrà posizionare una retina che fissi il moncone medicato al pancino, al di fuori del pannolino.
Se tutto va come deve, dopo pochi giorni anche il moncone del cordone ombelicale sarà sparito e al suo posto resterà solo una piccola cicatrice. I disastri di quell'altro cordone non tagliato per tempo potrebbero essere invece molto più dannosi e duraturi.
Ma con quante elle si scrive ‘ombelicale’?
