Sanihelp.it – L’adolescenza di un figlio tocca in maniera profonda la psiche di un genitore: il genitore può percepire l’età adulta del figlio come la fine della propria, il termine della fase fertile e l’inizio della vecchiaia. Genitori e figli si sentono spesso distanti, in questo periodo, la comunicazione cambia colore, a tratti si fa difficoltosa e può arrivare a interrompersi, spiega la dottoressa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapauta di Roma.
I genitori, che fino a quel momento erano considerati il punto di riferimento del figlio, ora sembrano perdere d’importanza mentre il gruppo dei coetanei si fa sempre più rilevante e presente nella vita degli adolescenti. I genitori non solo non sembrano più un modello al quale riferirsi, ma a cui, a tratti, contrapporsi, pena la perdita della propria indipendenza. È il periodo delle contestazioni.
Mamma e papà, per ragioni di pudore, non sono quasi mai consultati in merito ad argomenti sessuali: gli adolescenti preferiscono di gran lunga confrontarsi con i loro pari che stanno vivendo nello stesso momento le loro medesime trasformazioni, si tratta di un vero e proprio tabù generazionale.
L’ambivalenza che caratterizza questa fase (desiderio di dipendenza/voglia di autonomia) pervade anche la sfera sessuale: trattare argomenti di questo genere diventa scomodo e difficile sia per i figli che per i genitori.
A volte i genitori temono che, parlando troppo apertamente di certi argomenti, si possa incoraggiare i figli a intraprendere comportamenti sconvenienti, anche se in alcuni casi il silenzio genitoriale può parimenti essere interpretato come un via libera senza freni inibitori. Altre volte sono invece i figli che, timorosi di essere malgiudicati o ritenuti eccessivamente precoci dai genitori, preferiscono non parlarne.