Sanihelp.it – L’encefalopatia ipossico-ischemica (EII) è una delle cause più comunemente riconosciute di paralisi cerebrale infantile (6-23%). L’ EII di grado moderato o severo è gravata da una mortalità compresa tra il 10 e il 60%; tra i sopravvissuti il 25% sviluppa anomalie neurologiche.
Oggi però è possibile intervenire con apposite apparecchiature che, attraverso il raffreddamento selettivo della testa del neonato (servo controllato), permettono di limitare gli esiti a breve (mortalità) e a distanza (paralisi cerebrale). Per la complessità del livello assistenziale richiesto, però, il trattamento ipotermico va effettuato esclusivamente nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale.
Il Gruppo di Studio di Neurologia Neonatale della SIN (Società Italiana di Neonatologia) ha da tempo pubblicato le Raccomandazioni sull’assistenza del neonato a termine asfittico, in cui è sottolineata l’indispensabilità del trattamento ipotermico, da iniziare precocemente entro le prime 6 ore di vita e da concludersi dopo 72 ore di trattamento.
Recenti evidenze scientifiche ne dimostrano infatti, nei sopravvissuti a 18 mesi di vita, l’efficacia sulla riduzione della mortalità e delle disabilità maggiori. Inoltre si riduce anche la spesa sanitaria destinata alle lunghe e costose terapie di cui necessitano i neonati sopravvissuti all’asfissia grave.
Grazie all’intervento della SIN, già da tempo in molte regioni italiane, in particolare del Nord (Lombardia,Veneto, Piemonte, Emilia Romagna), esiste la rete dei centri TIN per il trattamento ipotermico, nonché tutta l’organizzazione di base dei centri nascita.
È necessario che le Aziende ospedaliere dotate di Terapia Intensiva Neonatale siano attrezzate rapidamente per assistere i neonati asfittici. Le TIN selezionate costituiranno una Rete di Assistenza Neonatale, ove trasferire rapidamente i neonati che necessitano del trattamento ipotermico.