Sanihelp.it – Cuore e vasi degli italiani stanno un po' meglio rispetto a 20 anni fa, perché finalmente riusciamo a tenere più sotto controllo i fattori di rischio più importanti. I dati, raccolti su circa 3.500 italiani nell'arco di 20 anni, mostrano che i fattori di rischio cardiovascolare si sono complessivamente ridotti, contribuendo a ridurre in modo concreto l'incidenza di attacchi di cuore e ictus. Lo rivelano gli studi discussi in occasione del Congresso Nazionale dell'Associazione Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco).
L'indice di massa corporea risulta in lieve calo, nonostante sia ancora mediamente elevato e vi siano ancora molti soggetti obesi. Migliorati anche i livelli di chi non prende farmaci: grazie forse a un'alimentazione più attenta, la quota di soggetti con il colesterolo alto che oggi riesce ad avere esami non troppo sballati è quasi quadruplicata, passando da circa il 10% a quasi il 40%.
Risultati simili anche per i diabetici: la percentuale di pazienti in cura con i farmaci è raddoppiata passando da circa il 30% degli anni '80 a oltre il 60%, tanto che oggi un diabetico su quattro riesce a tenere il glucosio nei limiti mentre 20 anni fa ci riusciva solo il 5%. Nel caso del diabete però si devono distinguere uomini e donne: le pazienti infatti sono state meno virtuose e solo il 7,5% di loro mantiene la glicemia sufficientemente bassa. La percentuale sale un po' considerando le diabetiche in trattamento, ma non si supera di molto il 12%.
Le donne risultano tuttora a rischio, anche perché sono andate in controtendenza rispetto agli uomini nell'abitudine al fumo: il numero di fumatrici è cresciuto del 5% in 20 anni, mentre i fumatori sono in continuo calo. Le donne sono invece più brave nel gestire la pressione alta: mentre fra gli uomini non si è modificata di molto la quota di pazienti in trattamento e il numero di chi riesce a tenere sotto controllo la pressione è poco meno che triplicato, passando dal 5 al 14 %, le donne che hanno iniziato a curarsi sono aumentate di sei volte in trent'anni e coloro che riescono a tenere sufficientemente bassa la pressione sono quintuplicate, passando dal 5 al 25%.
I dati raccolti sono promettenti e contribuiscono a spiegare perché negli ultimi anni si sia assistito a un calo nel numero di vittime per infarto, ma sottolineano anche come vi sia ancora molto spazio per la prevenzione e il miglioramento degli stili di vita.
Un'ulteriore ricerca presentata a Firenze, condotta su 200 pazienti con infarto da ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell'università di Milano-Bicocca, mostra peraltro che in caso di eventi cardiovascolari i cambiamenti nello stile di vita si possono mettere in atto soprattutto entro i primi 6 mesi dall'attacco di cuore: in questo periodo la volontà e la voglia di modificare le abitudini sono al massimo. Entro 6 mesi da un infarto due pazienti su tre fanno attività fisica regolare, appena uno su due lo fa a un anno di distanza. Anche l'abbandono delle sigarette si ha soprattutto vicino all'evento cardiovascolare: chi aspetta oltre 6 mesi per dire addio al fumo è probabile che poi non ci riesca.