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Diabete: troppi sprechi tra farmaci ed esami

Sanihelp.it – Individuare e tagliare gli sprechi è la ricetta degli esperti della Società Italiana di Diabetologia per offrire un’assistenza moderna e di alto livello alle persone con diabete che vivono in Italia.


A cominciare dagli inibitori di pompa protonica, al primo posto come voce di spesa complessiva per il SSN e non indispensabili per tutti quelli che li assumono, per finire agli esami di laboratorio, in molte circostanze prescritti con troppa superficialità e con automatismi che andrebbero eliminati.

Solo per i dosaggi della vitamina D si stima che si spendano in Italia 15-20 milioni di euro l’anno, pari a un terzo del tetto di spesa stabilito Agenzia Italiana del Farmaco per i DPP-4 inibitori.

Ridurre le prescrizioni improprie di farmaci ed esami di laboratorio e strumentali significa liberare risorse per cogliere le opportunità fornite dall’innovazione e fornire prestazioni sanitarie al passo coi tempi e migliori. L’unica ricetta possibile sta nell’appropriatezza prescrittiva.

Gli esempi più recenti di contromisure adottate, dopo la stesura congiunta del Piano Nazionale Diabete, sono i riconoscimenti ricevuti per gli Standard Italiani per la cura del diabete, le interazioni per definire un algoritmo terapeutico condiviso, la revisione dei criteri prescrittivi delle terapie basate sulle incretine, che riammette alla rimborsabilità l’associazione dei DPP4 inibitori con insuline basali.

Lo scorso mese di luglio la SID, insieme all’Associazione Medici Diabetologi, ha inviato all’AIFa una lettera contenente ulteriori riflessioni in merito alle attuali norme sulla rimborsabilità delle incretine.

Nella maggior parte dei casi, secondo gli esperti, l’alternativa all’associazione incretina+insulina basale è la terapia insulinica basal-bolus: sommando il prezzo di rimborso del farmaco al prezzo di rimborso dei dispositivi (strisce per il monitoraggio glicemico, lancette e aghi), costa in media 600 euro in più all’anno per malato, rispetto all’associazione insulina basale+inibitore DPP-4 e circa 200 euro in più all’anno, se confrontata con l’associazione insulina basale+agonista recettoriale GLP-1.


Questo significa che, ogni 1000 malati trattati con inibitore DPP-4+insulina basale invece che insulina basal-bolus si risparmiano 600 mila euro all’anno e ogni 1000 individui trattati con agonista recettoriale GLP-1+insulina basale, anziché insulina basal-bolus, si risparmiano 200 mila euro. 

Un altro problema è il ricorso inappropriato ai dosaggi di vitamina D, molto costosi, che non forniscono, almeno per il momento, una guida sicura per redigere raccomandazioni terapeutiche.

Altri esami di laboratorio spesso evitabili riguardano i dosaggi di insulina, peptide C, lipoproteina(a) [Lp(a)], omocisteina, fibrinogeno, proteina C reattiva (PCR). Tutti esami costosi che andrebbero richiesti in casi limitati dallo specialista in contesti specifici e con motivazioni cliniche mirate, ma che vengono invece prescritti spesso, ma non aggiungono nulla all’inquadramento clinico o alle scelte terapeutiche.
 
Partendo da queste riflessioni, la SID ha intenzione di redigere un documento per richiamare l’attenzione sugli esami inappropriati per risparmiare e liberare risorse per accedere in misura maggiore all’innovazione legata ai farmaci o ai dispositivi.

Secondo gli ultimi dati del rapporto Arno Veneto, relativi all’anno 2012, solo il 70% dei diabetici misura l’emoglobina glicata almeno una volta all'anno, ma ben il 76% misura la glicemia in laboratorio; solo il 62% misura la creatinina, ma il 25% misura l’azoto ureico. Solo il 65% misura il colesterolo, ma ben il 39% misura il sodio. Solo il 32% infine misura la microalbuminuria, ma ben il 69% fa l’emocromo. 

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