Sanihelp.it – Il diabete non comporta solo il rischio di gravi complicanze a cuore, reni, occhi, quando non tenuto sotto controllo, ma può avere anche un importante impatto psico-sociale sulle persone che ne soffrono e sui loro familiari.
Questo è uno dei tanti aspetti emersi dallo studio internazionale Dawn2, realizzato da International Diabetes Federation (IDF), International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes (ISPAD), International Alliance of Patients’ Organization (IAPO) e Steno Diabetes Center, ha coinvolto oltre 15.000 tra persone con diabete, familiari e operatori sanitari, intervistati in 17 Paesi di 4 continenti.
Nel nostro Paese, una persona con diabete su 2 dichiara che la malattia causa un elevato distress, cioè un peso psicologico importante.
Questo dato è significativamente maggiore della media europea, che si attesta intorno al 40%. Se a questo dato ne associamo un secondo, legato a come la persona con diabete giudichi quanto la cura, il dover assumere continuativamente farmaci per tutta la vita, compresse o insulina per via iniettiva, interferisca negativamente con i propri progetti di vita e la quotidianità, emerge un chiaro quadro di disagio.
Il 60% dei diabetici dichiara di temere il rischio di ipoglicemia, con impatto negativo su attività lavorativa, vita sociale, guida, pratica sportiva, tempo libero, sonno, sino alla tendenza emersa da diversi studi che hanno documentato come chi abbia avuto esperienza di ipoglicemia, specie se grave, tenda a diminuire l’adesione alla terapia e agli stili di vita raccomandati, riportando peggiore qualità di vita e maggiori preoccupazioni legate alla malattia.
E ciò risulta vero e confermato anche dalle dichiarazioni dei familiari che, a loro volta, si dicono, per il 64% preoccupati per il rischio di ipoglicemia cui può andare incontro il proprio congiunto.
È noto come un buon controllo metabolico sia in grado di prevenire lo sviluppo e la progressione delle complicanze croniche del diabete: retinopatia, nefropatia, neuropatia, malattia cardiovascolare.
Tuttavia, fino a oggi, il prezzo da pagare per ottenere e mantenere valori di emoglobina glicata ottimali è stato molto elevato. In primo luogo, per il pericolo di ipoglicemia che ha un impatto devastante sulla qualità di vita. Poi, per la terapia insulinica, che a oggi necessita di schemi rigidi e impatta anch’essa sulla qualità di vita del malato.
Questi problemi dovrebbero essere superati dalle nuove insuline, come l’insulina degludec, analogo dell’insulina caratterizzato da durata d’azione superiore alle 24 ore e con un effetto metabolico distribuito uniformemente nel corso della giornata, la cui ridotta variabilità di assorbimento assicura un profilo glicemico più stabile con un’importante riduzione del rischio di ipoglicemia.
Gli studi dimostrano che, a parità di controllo glicemico, l’insulina degludec determina un numero di ipoglicemie significativamente inferiore, rispetto all’insulina glargine.
Questo aspetto riguarda anche le ipoglicemie notturne, che rappresentano uno dei timori più avvertiti dai malati. Inoltre, le caratteristiche cinetiche di questa insulina consentono una grande flessibilità nei tempi di somministrazione, tale che il malato può modulare la distanza tra una somministrazione e l’altra.