Sanihelp.it – Dal 4 al 12% delle donne in età riproduttiva soffre di policistosi ovarica, chiamata informalmente ladra di femminilità per come tende a manifestarsi nell’adolescenza alterando il ciclo mestruale, esacerbando l’acne e conferendo tratti mascolini (irsutismo e obesità di tipo adrogeno), ma la sindrome da ovaio policistico non è solo responsabile di problemi estetici e di autostima, dato che è strettamente associata alla infertilità femminile ed è la prima causa di predisposizione al diabete di tipo 2 nelle donne in menopausa.
Diagnosticare correttamente la policistosi ovarica consente un trattamento precoce e integrato che può modificare la storia naturale della malattia e delle complicanze associate, in particolare lo sviluppo dell’insulino-resistenza e l’insorgenza di disordini metabolitici e cardiovascolari in coincidenza con l’arrivo della menopausa.
Se ne è parlato di recente al 3° Congresso Nazionale Lipcos, primo e unico evento in Italia specificamente dedicato alla sindrome da ovaio policistico. Dal punto di vista del trattamento, il convegno milanese è stato l’occasione per fare il punto sulle terapie che sempre più spesso affiancano la somministrazione della pillola, di insulinosensibilizzanti come la metformina e di antiandrogeni.
Da qualche anno, infatti, la nutraceutica è entrata in quest’ambito con sostanze naturali come l’inositolo (noto anche come vitamina B7) e, soprattutto, l’acido lipoico che, combinando un'azione insulinosensibilizzante e antiossidante (l’acido lipoico ha attività di scavenger sui radicali liberi sia lipidici che proteici) hanno dimostrato risultati concreti nella gestione della patologia in tutte le fasi della vita della donna, senza effetti collaterali.
Non a caso, molti specialisti oggi suggeriscono questo approccio come terapia di fondo per la gestione del problema, spesso anticipando l’uso del farmaco.