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Chiara Maci e la monogenitorialità

Famiglia

Sanihelp.it – «In questura per rinnovare un passaporto nel 2023 ancora bisogna giustificarsi per essere monogenitore, sentendosi quasi in colpa per qualcosa. Il tutto davanti a un bambino». Scritto in bianco sul fondo nero è questo il post che la food blogger Chiara Maci ha pubblicato sul proprio profilo Instagram lo scorso 27 settembre, con l’intento di sottolineare le difficoltà della vita monogenitoriale in Italia.


Chiara ha avuto infatti la primogenita, Bianca, come mamma single, crescendola quindi come monogenitore. A dirla tutta il post ha suscitato anche molte critiche: diverse persone hanno infatti sottolineato come le richieste di ulteriori documenti per il rilascio del passaporto vadano viste come uno strumento di tutela della bambina, considerati i casi di genitori che partono con un figlio per allontanarlo dall’altro genitore.

Al di là del caso specifico, la conduttrice ha, nel tempo, dovuto affrontare tante altre difficoltà, soprattutto burocratiche, che, per sua stessa ammissione, le hanno fatto male: «A me hanno fatto male in 9 mesi di ecografie senza qualcuno che mi stringesse la mano, mi hanno fatto male all’anagrafe, ad ogni festa del papà, ad ogni modulo con doppia firma dove il mio era sempre mancante di qualcosa. Mi hanno fatto male le istituzioni, le pubblicità delle famiglie perfette, la normalità comunicata che è sempre stata solo una» si legge nello stesso post. Intervistata sull’argomento da Vanity Fair ha anche ribadito un aspetto non secondario: «Mi sono stati chiesti documenti del tribunale, ma io non ci sono mai andata, non ci sono separazioni in corso, non c’è una figura paterna».

Chiara, mamma anche di Andrea avuto dallo chef Filippo La Mantia, confida in un futuro in cui ogni famiglia possa vedersi riconosciuta come tale nella sua unicità: «Per tanti, io e Bianca non siamo una famiglia. Quando ho ricevuto la lettera che confermava l’iscrizione al nido di mia figlia, sulla busta c’era scritto famiglia Maci. Quando l’ho letto, ho pianto per ore. Era il nostro primo riconoscimento come famiglia. Ho capito che è importante vedersi riconosciuti. Io, comunque, credo molto nelle nuove generazioni: se facciamo capire loro che a nessuno manca nulla, ogni famiglia sarà la normalità».

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