Sanihelp.it – Lo scorso 29 marzo Annalisa Minetti è diventata di nuovo mamma e, a distanza di 10 anni dalla nascita del primogenito Fabio, ha dato alla luce la piccola Elena. Al momento del parto ha scelto di conservare il cordone ombelicale e in un’intervista al settimanale Gente ha spiegato di riporre nelle cellule staminali una speranza per nuove terapie che le permettano di tornare a vedere.
La cantante e atleta, infatti, è affetta da retinite pigmentosa, malattia ereditaria degli occhi che dopo i primi segnali cominciati a 6 anni e la diagnosi a 18, l’ha portata gradualmente alla cecità. Secondo la Minetti, il cordone ombelicale potrebbe essere una assicurazione sulla vista per lei e per la figlia, qualora la piccola ereditasse la stessa malattia della madre: «Mi auguro non serva mai, ma quel cordone potrebbe essere anche una speranza per tutta la mia famiglia» ha dichiarato. Ha quindi affidato le staminali a una banca per la conservazione delle stesse situata in Portogallo.
In Italia, ricordiamolo, mentre è possibile donare gratuitamente il sangue del cordone ombelicale alla comunità, affinché possa essere usato per trapianti per curare gravi malattie del sangue (come leucemie o linfomi) o per la ricerca, non è possibile conservare le staminali del cordone ombelicale per un uso autologo (cioè privato) perché, al momento, non esistono evidenze scientifiche riguardo ad un suo impiego a scopo personale.
È possibile anche nel nostro Paese conservarlo gratuitamente per un uso autologo-dedicato solo in casi specifici (e clinicamente certificati), come, per esempio, se il neonato (o un suo consanguineo) ha una malattia per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l'utilizzo di cellule staminali da sangue cordonale. Resta, comunque, possibile poter disporre del proprio materiale biologico e conservarlo in una banca estera, sostenendo a proprie spese i costi che ne derivano.